mercoledì 5 dicembre 2012

I costi dell’India e le nostre scimmie

Rimarremo in India ancora qualche settimana e ci dispiace proprio non poterci fermare a gennaio (il visto ci scade i primi giorni dell’anno) perché in questo mese ci sono due eventi interessanti: il Kumba Mela, una manifestazione religiosa che si tiene ogni 12 anni e coinvolge milioni di persone, e la visita del Dalai Lama qui a Sarnath, dal 7 all’11 gennaio.

Son passati quasi due mesi dal nostro arrivo a Varanasi e possiamo già dare un’idea dei costi e dei problemi tecnici che si possono incontrare visitando questo immenso paese. Teniamo conto del fatto che in India si spende generalmente di più rimanendo fermi che viaggiando, i costi dei trasporti sono infatti molto bassi, per esempio un viaggio di 1200 km in vagone letto costa meno di 9 euro. I costi che noi indicheremo sono sovrastimati di almeno un 20%, sia perché Varanasi, pur essendo una città povera, ha un alto costo degli alberghi e dei ristoranti, sia perché spendiamo un po’ di soldi anche per la scuola (pennelli, colori, album, ecc.).

L’India è sicuramente una delle mete più economiche al mondo.

Spesa media giornaliera: 13 euro a testa tutto compreso.

Sono circa 400 euro al mese, che potrebbero scendere tranquillamente a 200 se ci si accontentasse di alberghi economici e cibo per strada.

Il treno è il mezzo più sicuro ed economico per muoversi, per questo motivo sono sempre superaffollati e i biglietti si esauriscono con molto anticipo, soprattutto quelli dei vagoni letto. A questo viene in aiuto la “quota TITKAL”, pochissimi posti messi in vendita alle 10 del giorno precedente, basta mettersi in coda di buonora. Nelle stazioni delle città turistiche c’è generalmente uno sportello dedicato agli stranieri. Un ottimo strumento per la prenotazione dei treni on-line e per consultarne gli orari è il sito www.cleartrip.com .

I soldi si possono prelevare comodamente con il bancomat, con un massimo di 10.000 rupie = 150 euro circa, a prelievo. Per evitare sorprese è meglio evitare la carta di credito.. Ci sono degli sportelli di cambio in tutte le città, ma il tasso è sempre più sfavorevole di quello applicato dal bancomat, anche tenendo conto dei due euro di commissione per ogni prelievo.

Le camere doppie, con bagno, costano dai 5 ai 10 euro a notte. La colazione è sempre esclusa a meno che non si salga notevolmente di prezzo. Spesso c’è wi fi negli alberghi, anche se non sempre funziona,  è quindi comodo aver un laptop, un iPhone, un tablet o qualcosa di simile per accedere a internet o comunicare via skype.

Telefonare in Italia, dai telefoni pubblici, costa molto poco, circa 0,2 euro al minuto. Ancora meno se si attiva una scheda SIM e si chiama dal proprio cellulare. Attivare una SIM costa 1.5 euro, più altri 2 euro di traffico che basta per chiamare in Italia per quasi 15 minuti. Altrettanto facilmente si può avere del traffico internet sul telefono. Vodafone è l’operatore che funziona meglio.

Gli indiano sono tranquilli, ma come in tutti i posto del mondo è sempre bene stare attenti alle proprie cose. Non abbandonare mai le borse e tenere d’occhio i propri bagagli, soprattutto in treno e nei bus durante la confusione della partenza e dell’arrivo. Nei treni, di notte, tenere i bagagli sotto la testa, sotto le gambe, oppure legarli con un lucchetto. E chiaramente non accettare niente da bere o da mangiare.

Come al mercato, anche i risciò vi chiederanno almeno il doppio del prezzo normale. Si tratta, ma se non accettano la vostra offerta vuol dire che il prezzo è troppo basso. Regola generale: se il conducente del risciò parla troppo bene l’inglese, evitatelo, altrimenti vi farà disperare tra negozi ed alberghi che vanno bene solo a lui. Quello che non lo capisce è perfetto, basta riuscire a spiegargli dove andare.

Per ogni evenienza, meglio usare l’acqua in bottiglia anche per lavarsi denti.

Ed ora vi presentiamo le nostre vicine di casa, litigano tutto il giorno, ma sono carine:
Le nostre vicine viste dalla finestra della camera

Momento di relax con vista sul Gange
Ma quanto carine sono?...da lontano

lunedì 3 dicembre 2012

Il teatrino delle assurdità

[India]  Se di prima mattina impieghiamo solo tre quarti d’ora ad arrivare a scuola, il ritorno è un delirio. Man mano che ci si avvicina al centro della città la congestione aumenta, tanto da diventare completamente impossibile avanzare con qualsiasi mezzo, e se si scelgono le ore che precedono il tramonto, diventa impossibile  anche girare a piedi. I ciclorisciò si incastrano così bene tra di loro che non c’è un solo spiraglio per passare, si può solo scavalcare, un buon modo per farsi del male. Le moto hanno gli specchietti retrovisori reclinati verso l’interno, qualsiasi sporgenza non durerebbe più di qualche decina di metri.

Il tutto comincia quando usciamo da scuola e dobbiamo percorrere qualche centinaio di metri a piedi prima di raggiungere il punto di ritrovo dei risciò, un bell’antipasto di polvere dovuta ai mezzi che escono dalla carreggiata per il triplo sorpasso. Le trattative per arrivare in città partono da 200 rupie (3€), non male, la mattina per arrivare fin qui, ne sparano 300. Ma si sa, in città tutto è più caro. Si arriva abbastanza velocemente a 150 rupie, ma per scendere ancora bisogna condividere il viaggio con altre persone: una volta eravamo in dieci, su un mezzo costruito per quattro.

Ogni giorno si cambia autista e ogni giorno si fa una strada diversa. Tutti hanno le loro scorciatoie e soprattutto le loro paranoie: c’è chi si ferma per pisciare, chi per mangiare, chi per salutare la moglie, ecc. Una volta abbiamo attraversato delle piccolissime vie, nella parte vecchia della città, dove sbirciando dentro la porta di casa si vedevano dei letti e la stalla nella stanza accanto. Spesso ci addormentiamo, malgrado i sobbalzi dovuti alle continue buche sulla strada.

L’inquinamento a cui siamo sottoposti è folle e ormai ci siamo quasi rassegnati, sperando che qualche mese in queste condizioni non lasci tracce nei nostri polmoni. Persino le mutande diventano nere. Tentiamo un minimo elenco: tubi di scarico nel traffico intasato, polvere alzata dai mezzi che stanno davanti, vecchi generatori di energia elettrica che sbuffano nuvole di fumo nero (ogni negozio ha il suo) e, soprattutto, i mille fuochi lungo la strada dove si bruciano le immondizie piene di plastica, diossina pura che donne e bambini si respirano senza problemi mentre si scaldano intono al fuoco.

Il risciò ci lascia sempre due chilometri prima del Gange, dov’è il nostro albergo. Uno dei motivi è che quelli di Sarnath non hanno il permesso di entrare nella città vecchia, l’altro è che rimarrebbero incastrati nel traffico. Così continuiamo a piedi, o con un cicloriscò, che generalmente preferiamo per non venire falciati da moto o biciclette impazzite. In India il pedone è l’ultimo ad avere la precedenza, anche se si trova sul marciapiede. Tuttavia mi arrabbio con le moto che arrivano a tutta velocità sui pedoni, agito le mani, ma senza ottenere altro risultato che scacciare le mosche.

L’ultimo tratto, quello intorno a Godolwa, è un concentrato di pazzia. Le uniche a non curarsene sono le mucche, stese in mezzo alla strada per sfidare il delirio umano. E mentre cerchiamo di avanzare in mezzo a tutti questi casini, c’e sempre quello che ti alita addosso: “hashish, marijuana?”.

Il nostro teatrino preferito sono comunque i dentisti sulla strada. Ci fermiamo ogni giorno ad osservare come tolgono e curano i denti in mezzo al traffico, con il cotone appoggiato per terra e la fogna come lavandino. L’ultima volta il “dentista” ha tolto un molare ad una donna, mentre entrambi erano seduti sull’asfalto e lui aveva appena appoggiato le mani per terra. Viene fatta comunque un po’ di anestesia, ma con lo stesso ago per tutti. “Questo dentista è molto bravo!”, mi urla un paziente in attesa. Fingo un sorriso e mi chiedo quanto può essere profondo il pozzo delle assurdità.

Dopo un’ora e mezza di viaggio arriviamo in albergo, distrutti. Malgrado tutto, questa follia ci piace.
  
Ingorgo...come si esce da qua?
 Il dentista forse non ha pagato l'affitto
L'unico sano...era il dente
Contromano

sabato 1 dicembre 2012

Visitiamo la scuola del "Progetto Alice"

Niente, meglio di questi bellissimi 5 minuti di video, possono descrivere la “nostra scuola”, quello che sentiamo e quello che viviamo ogni giorno, paesaggi compresi. L’audio è in inglese, ma anche chi non lo capisce può apprezzare le piacevoli immagini.
Di seguito è comunque riportato il testo in italiano. Ecco il link del VIDEO:


Perché ci piace il metodo del Progetto Alice?
- perché ha praticamente eliminato il bullismo nella scuola;
- per le buone capacità di attenzione e di concentrazione dei ragazzi.  

Il metodo, nato in Italia, viene presentato nelle scuole italiane e straniere con corsi tenuti da Luigina De Biasi (Miane, Treviso). Non necessita di un substrato religioso o dello yoga, può essere applicato a qualunque scuola.


Si può trovare il video in formato ridotto anche qui:  http://www.aliceproject.it

e le informazioni sul Progetto Alice qui: www.aliceproject.org


Testo del video in italiano (riassunto)

Un documentario di Matteo Passigato sulle tre scuole pilota del Progetto Alice, basate su un nuovo paradigma educativo

India: il Paese della spiritualità e del nuovo paradigma educativo. Questo è il posto dove sono approdati due insegnanti, Luigina de Biasi e Valentino Giacomin, dopo aver sperimentato con successo, per dieci anni, in tre scuole pubbliche italiane, un nuovo metodo denominato Progetto Alice.

La prima scuola interculturale e interreligiosa del Progetto Alice è stata fondata a Sarnath, nel 1994. All’inizio, c’erano soltanto 75 studenti e quattro insegnanti.

Oggi, dopo 17 anni di instancabile attività, la scuola è un istituto scolastico parificato, che conta un migliaio di studenti e 43 insegnanti. Le classi coprono l’intero ciclo di studi e vanno dalla materna all’università.

Nel 2001 è stata aperta a Bodhgaya una scuola, che è ora in parte autogestita dagli studenti. Una terza scuola, per la minoranza etnica Chakma, si trova nello stato dell’Arunachal Pradesh.

I simboli delle religini
La metodologia del Progetto, che rispetta tutti i sentieri spirituali, è stata adottata con successo dalla scuola Aghoreshwar di Varanasi, dal monastero Tergar di Bodhgaya e da alcune scuole tibetane in Ladakh. In precedenza, altri insegnanti si erano impegnati con progetti pilota legati al metodo Alice in Italia, Taiwan, America, Colombia e Francia.

Che cosa è il Progetto Alice? Il Progetto Alice si basa un’idea innovativa trasformata in pratica educativa: “Insegnate a conoscere mente e cuore. Sulla base di questa conoscenza, per gli studenti sarà più facile avere un buon rapporto con se stessi, con le persone che li circondano e con l’ambiente in cui vivono, agendo con maggiore consapevolezza.”
Il metodo si è ispirato alla psicologia trans personale, che afferma l’indivisibilità tra corpo, mente e spiritualità.

E’ stato definito “la nuova pedagogia per il terzo millennio” dal prof. Andrea Bocconi, scrittore, psicoterapista, esponente di rilievo della psicosintesi in Italia.

Perché progetto Alice? Spiega Luigina de Biasi: “Alice nel Paese delle Meraviglie è una famosa storia scritta da Lewis Carroll. Una ragazzina, annoiata dai testi di scuola, si addormenta e compie un fantastico viaggio nel suo subconscio, guidata da un bianco coniglio. Come Alice della storia, anche gli studenti del Progetto Alice, ogni giorno, sono invitati ad esplorare il loro mondo interiore. Ma senza essere coinvolti nella danza dei loro pensieri e conseguenti emozioni.”

Dice il Coniglio Saggio: “Tu non sei il tuo corpo, tu non sei i tuoi pensieri e le tue emozioni! Tu sei il testimone di tutto questo!” Il Coniglio Saggio è stato scelto come mascotte della scuola e delle storie del Progetto Alice. Esso rappresenta il Guru (il maestro) che guida gli studenti oltre i conflitti e le separazioni, attraverso il silenzio, la meditazione, l’introspezione e il corretto modo di conoscere. Poi, come Alice, gli studenti ritornano alla vita normale, in classe, per continuare un viaggio differente, attraverso lo studio delle materie scolastiche, nel mondo come appare, ma con una nuova e acquisita consapevolezza.

In questo modo, come ha osservato il Rettore dell’Università di Sanscrito di Benares, “la scuola unisce un insegnamento moderno con l’attenzione ai valori morali e alla spiritualità”.

Quali sono i risultati dopo tanti anni di ricerche?
I risultati,secondo i test effettuati dal prof. Sharma dell’Università di Benares, mostrano un sensibile miglioramento rispetto a quelli già ottenuti nella sperimentazione in Italia.

Una differenza enorme è emersa in India tra gli studenti del Progetto Alice e quelli di altre scuole, soprattutto in merito all’attenzione, alla memoria, alla consapevolezza, alla tolleranza, alla disciplina e alla socializzazione. Il bullismo è quasi assente. La validità della lunga sperimentazione del Progetto Alice è stata riconosciuta dal mondo accademico indiano e da alcuni ricercatori internazionali. Giorgio Napolitano ha nominato Valentino “Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana” per i meriti nel campo della cooperazione internazionale e dell’impegno umanitario.

Per due volte l’Università di Sanscrito di Benares ha premiato i fondatori delle scuole, Valentino Giacomin e Luigina de Biasi.

Le scuole non ricevono sovvenzioni statali e sopravvivono soltanto grazie alla generosità degli sponsor. Il Progetto Alice è impegnato anche in numerose attività sociali a favore delle donne, delle bambine, delle classi sociali più svantaggiate e delle minoranze etniche perseguitate, come i Chakma. I Chakma sono profughi buddhisti provenienti dal Bangladesh.

Perseguitati dalla maggioranza mussulmana, migliaia di Chakma furono costretti a cercare rifugio in India dopo la partizione che portò alla formazione del nuovo stato del Pakistan.

Vivono in un ambiente naturale meraviglioso, ma inospitale, vicino alle foreste del Parco Nazionale Namdapha. Pochissimi sono riconosciuti come cittadini indiani. Gli esclusi sono senza Stato, senza diritti, senza speranze per un futuro migliore.

Il Progetto Alice ha aperto tre ostelli per loro: a Sarnath, a Bodhgaya e uno a Bodhisatta, per le bambine dei villaggi.