mercoledì 28 novembre 2012

L’intelligenza dei bambini

Riportiamo un breve ma interessante punto di vista sull’intelligenza dei vecchi e dei bambini, sempre tratto da uno dei libri della scuola di Alice:

Secondo il filosofo indiano Rajneesh i bambini sono fortunati, perché non hanno ancora la mente degli adulti. Quindi, sono più intelligenti. Per questo motivo possono imparare facilmente. Non si trascinano dietro il peso del passato. Per tale ragione si muovono continuamente, cercano, si meravigliano e apprezzano qualsiasi cosa ed esperienza. A volte danno risposte molto più belle ed originali degli anziani. Dice Rajneesh: “I vecchi hanno sempre la mente pronta a rispondere per loro. E’ come se avessero un biocomputer al loro servizio, la macchina del passato e della memoria”. Rajneesh conclude molto pessimisticamente la sua analisi “Più si diventa vecchi, più si diventa stupidi”.

Noi del Progetto Alice, dicono Luigina De Biasi e Valentino Giacomin, vorremmo contribuire a fermare quel processo degenerativo che sembra irreversibile nella diagnosi di Ranjeesh, aiutando i bambini a restare nel presente, lontano dalla mente che fa morire la gioia di vivere.

La percezione di tutti gli ospiti di questa scuola, noi compresi, è che ci riescano!

La miglior terapia per le nostre emozioni negative:
 impariamo a perdonare e a lasciar correre...

lunedì 26 novembre 2012

India formato famiglia

Il vero amore comincia il primo giorno di noia
R. P. Kaushicki, saggio indiano

[India]  Siamo così tornati a Varanasi per il nostro ultimo mese nella scuola di Sarnath. Il viaggio da Pushkar è stato interminabile, oltre 24 ore se teniamo conto delle tre ore di ritardo del treno e del tempo per entrare in città durante l’ennesima festa, mussulmana questa volta, in cui le strade erano intasate da processioni di fedeli che agitavano coltelli e spade nell’aria, seguiti da baldacchini portati a spalla e raffiguranti moschee in miniatura. Una giornata pericolosa, da passare a casa, per non essere feriti dalle armi agitate in modo compulsivo e a caso. Oltre 250 i feriti, dice il giornale di oggi.
I nostri amici ci suggerivano di tornare in volo, visto che costava solo 50 euro. Poco per gli occidentali, ma chi viaggia in economia e per molto tempo, come noi, deve tener conto anche di queste piccole differenze e poi 50  euro sono sempre un sacco di soldi in India, corrispondono a quasi il doppio di uno stipendio mensile con cui molte famiglie riescono a sfamare cinque, sei o più persone. Già ci sentiamo in colpa quando pensiamo che vivendo in un bell’albergo con vista sul Gange e mangiando ogni giorno in ristorante, spendiamo in un giorno quanto una famiglia spende in un mese.
Abbiamo comunque sempre rifiutato l’aereo, quando possibile, soprattutto perché ti catapulta in una nuova realtà senza la poesia che il viaggio via terra sa trasmettere. Dal finestrino del treno o dell’autobus vedi un mondo che si muove alla velocità dei tuoi pensieri, che ti racconta di deserti infiniti, di pallidi tramonti, di città inquinate, di gente che fatica per vivere senza perdere il sorriso. Ti permette di dormire, leggere, sognare, avvolto nella tua solitudine, cullato come un bambino appena nato.
E poi non è così vero che si guadagna tempo, noi abbiamo perso sostanzialmente la giornata di domenica, perché siamo saliti in treno il sabato sera. Se pensiamo ad un volo aereo di due ore la giornata parte comunque, tenendo conto dell’attesa del volo e del tempo di andata e ritorno dagli aeroporti, sempre lontani dal centro.
Nella scuola di Sarnath abbiamo ricominciato alla grande, Paola è ormai passata come esperta di pittura ad acquarello e deve insegnare a sempre più studenti ed insegnanti, io continuo a vagare per le classi ad osservare il metodo di insegnamento delle materie scientifiche, a fare supplenze, e a scrivere relazioni che sicuramente nessuno leggerà. Ma siamo molto contenti di essere qui, scopriamo sempre cose nuove.
Oggi è arrivato Andrea Bocconi, psicoterapista ed esponente di rilievo della psicosintesi in Italia, nonché noto scrittore. Ha scritto diversi libri, per Guanda è autore di “Viaggiare e non partire” e il simpatico “India formato famiglia”. Terrà una serie di lezioni pomeridiane per gli insegnati della scuola a cui partecipiamo anche noi. Abbiamo parlato con lui del progetto Alice a della possibilità di trattare le emozioni anche nelle scuole italiane. E’ il futuro, dice, e Valentino ne è il precursore, anzi, si potrebbe definire il “Montessori” del XX secolo. La frase iniziale di Kaushicki è tratta dal libro "La mente e oltre", sempre di Bocconi.
 Il tempio cristiano nel cortile della scuola  
  Il tempio buddhista...
...e il tempio indusita
In tutte le classi c'è il simbolo cristiano, buddista, induista e mussulmano

domenica 25 novembre 2012

Un saluto ai nomadi di Pushkar e ritorno a Varanasi

[India]  Lasciamo la fiera di Pushkar, la confusione, le giostre, i saltimbanchi, il circo (ma c’era proprio bisogno di un circo nel circo?), i venditori, i cantastorie, i cavalli bianchi, i cammelli con le loro acconciature, i cammellieri con turbanti costruiti con una fascia lunga ben nove metri e le tende dei nomadi, dove le donne cucinano mentre gli uomini parlano di affari.

Ci invitano a sedersi sui loro tappeti per bere un chai, condividere il buonissimo chapati cotto sullo sterco di cammello, scambiarsi parole incomprensibili ma piene di amicizia, perché l’ospitalità, per un nomade, va oltre le lingue, oltre le paure.

Mi ricordo al riguardo le belle parole di Moni Ovadia, cultore appassionato e sostenitore dell’esilio, e del nomadismo, come unica vera condizione di splendore dell’essere umano. I luoghi – dice – che richiamano un’appartenenza, che evocano forme di passione, possono sconfinare nel nazionalismo, per cui rivendichi a te e cerchi di escludere gli altri, mentre l’esilio ti porta a vedere l’altro come tuo simile.

La Bibbia inizia con un assassinio ed è il sedentario che uccide il nomade, Caino uccide Abele, così come nella fondazione di Roma è il fratello sedentario che uccide l’altro. Caino e Romolo si assomigliano. E’ l’appartenenza che crea il problema, il culto dell’esilio sarebbe in qualche modo più pacificante, perché tutti sono uguali.

Il vero nomade - dice ancora Ovadia - è colui che riesce ad amare tutte le patrie e avere nostalgia di tutto il resto del mondo, in qualunque luogo della Terra si trovi. C’è un unico modo di vivere la santità, quello di essere straniero tra gli stranieri.

Ugo da San Vittore, mistico della scuola di San Bernardo di Chiaravalle, diceva:
Chi ama la propria patria è un tenero dilettante;
chi ama tutte le patrie si è incamminato su una via interessante;
ma solo è perfetto chi si sente straniero in ogni luogo.

Ritorno a Varanasi
Non è stato facile trovare i biglietti del treno di ritorno, esauriti ormai da mesi. Abbiamo dovuto ricorrere alla quota garantita Tatkal, pochissimi posti in vendita dalle 10 del giorno prima. Ci siamo messi in coda due ore prima e siamo stati fortunati: due cuccette “upper”, le migliori per dormire tranquilli, per 450 rupie a testa (meno di 7 euro), con partenza alle 20 del sabato e arrivo alle 15 di domenica, 19 ore per 1200 km. L’alternativa sarebbe stata una serie di autobus stressanti e poco sicuri che ci avrebbero fatto arrivare ben più tardi. 


Nove metri di stoffa per il turbante di questo nomade

Muso da cammello

Un bel culo a fiori

Ritorno in treno a Varanasi