lunedì 8 luglio 2013

Una visita al Caritas Baby Hospital

Stupisce vedere in Palestina così tanti bambini con handicap. Abbiamo più volte avuto modo di dire che le varie comunità religiose, cattoliche, ortodosse, mussulmane ed ebree sono chiuse e i matrimoni avvengono spesso tra consanguinei. A peggiorare questa situazione sono arrivati negli ultimi decenni il Muro ed i checkpoint israeliani.

Almeno due sono gli istituti cattolici che a Betlemme si occupano di questi bambini: il Caritas Baby Hospital, unico ospedale pediatrico presente oggi in Palestina, coordinato da suore elisabettine, tutte provenienti dalla Casa Madre della congregazione di Padova e la “Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato – Niño Dios”, un istituto che accoglie i bambini disabili fino al raggiungimento della maggiore età, gestito da suore provenienti dal sud America. Entrambi accolgono bambini di qualsiasi religione.

Al Baby Hospital prendiamo appuntamento con Suor Gemmalisa, originaria di Piazzola sul Brenta (PD), arrivata qui a Betlemme da cinque anni, dopo un’esperienza ventennale in Africa. Ci accompagna all’interno dell’ospedale completamente rinnovato che sopravvive solo con donazioni provenienti da Germania, Svizzera e Italia. Quello che vediamo ci lascia senza parole: bambini con evidenti problemi fisici sono attaccati a diversi macchinari, mentre vengono accuditi dalle loro mamme, quasi tutte con il velo, a cui è permesso soggiornare nell’ospedale.

Ci racconta Suor Erika, la direttrice tedesca, che prima del muro venivano in questa struttura bambini da ogni parte, persino da Gaza, ora arrivano solo dalle vicinanze, troppo difficile aggirare i controlli. Le difficoltà di spostamento hanno chiaramente causato una forte risalita delle malattie genetiche.

E’ proprio sui più deboli che si fa sentire l’assurdità del Muro: “Quando bisogna trasferire d’urgenza un bambino da Betlemme a Gerusalemme - continua suor Erika – si devono chiedere un sacco di permessi, e anche quando è tutto in regola il checkpoint non può essere attraversato da un’ambulanza palestinese: il bambino deve essere trasportato a piedi, magari con tutti i tubi attaccati, fino all’ambulanza israeliana dall’altra parte”. E’ chiaro che in un contesto del genere chi può se ne va via, i cristiani soprattutto, se prima erano il dodici per cento dei palestinesi, ora sono solo il due.

In questa struttura per più anni hanno lavorato tre “Clown Dottori” dell’associazione “Banda del Sorriso Onlus” di Cianciano Terme, sviluppando un interessante programma di formazione in clownterapia. L’iniziativa ha coinvolto dodici operatori socio-sanitari dell’ospedale, comprese le due suore, con l’obiettivo di formare un gruppo di persone in grado di “sorridere di fronte alla malattia”, in modo da creare un rapporto empatico con il bambino ed aiutarlo ad affrontare meglio la situazione difficile che si trova a vivere.

Nell’altro istituto invece, delle Suore del “Verbo Incarnato”, passiamo diversi pomeriggi. Le aiutiamo con i bambini seguendoli nel gioco, nel disegno e durante le passeggiate intorno a Betlemme. Volontari di ogni nazionalità vengono a passare un periodo di tempo, oppure tutte le loro vacanze, in questa struttura, perché ognuno dei bambini deve essere seguito individualmente e le suore sono veramente poche. Dopo un intero pomeriggio passato con questi bambini pieni di vitalità, siamo completamente distrutti.
 

Il Caritas Baby Hospital, l'unico ospedale pediatrico della Cisgiordania
La clownterapia di un gruppo di volontari italiani
 Il Caritas Baby Hospital 'festeggia' i suoi 60 anni
I bambini dell'Istituto delle Suore del Verbo Incarnato
Tutti i bambini in gita al Campo dei Pastori
Con un bambino davanti la porta della Chiesa della Natività

1 commento:

  1. Anch'io ho visitato l'ospedale, l'agosto scorso e ti stringe il cuore vedere quei bimbi al di la del vetro mentre fai il giro della struttura e ringrazio Dio perché a me ha dato una vita migliore della loro. Una cosa concreta che mi sono ripromessa di fare é dare il mio 5 x mille al baby ospital.

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