venerdì 17 maggio 2013

I faraglioni di Kuta Lombok

[Indonesia]  In Indonesia tutto gira intorno a Bali, l’isola con innumerevoli templi hindu che può offrire al turista una piacevole componente culturale. L’isola di Lombok è vicina e assorbe parte di questa popolarità, ma non è priva di bellezze naturali come splendide spiagge di sabbia bianca e un vulcano alto 3726 metri, con un lago dai mille colori. Non saliremo sul vulcano perché prevediamo di vederne due all’isola di Java, scegliamo invece di vedere le spiagge a sud dell’isola visto che molte persone che abbiamo incontrato sono rimaste colpite dalla loro bellezza. 
 
Dobbiamo comunque aspettare tre giorni in quest’isola per avere l’estensione del visto che ci scade il 27 maggio, ci servono una decina di giorni in più per arrivare fino a Giacarta. Se si arriva in aeroporto con il visto scaduto si devono pagare 20$ per ogni giorno di ritardo. C’erano notizie poco chiare riguardo al rinnovo del visto: a Bali le agenzie chiedono almeno 75$ per passaporto e un’attesa di 5 giorni lavorativi, noi siamo andati direttamente all’Ufficio Immigrazione di Mataram, città capoluogo dell’isola di Lombok, dove ci hanno semplicemente chiesto di compilare un modulo e di versare 25$. Consegna il terzo giorno compreso quello di presentazione, in pratica 48 ore dopo. Niente foto o biglietti aerei (che non abbiamo) che attestino l’intenzione di lasciare il Paese. 

Nella sala d’attesa dell’Ufficio Immigrazione, per ingannare l’attesa (J), ci sono due schermi da 32 pollici sintonizzati su canali televisivi. Uno di questi sta trasmettendo l’X Factor indonesiano con la stessa scenografia di quello italiano (e probabilmente di tutto il mondo), manca solo Morgan. L’Indonesia ci ha colpito per la sua “modernità” e per la velocità con cui insegue, purtroppo, il modello occidentale. La sua economia viaggia a gonfie vele e non è da trascurare, visto che ha più abitanti dell’Europa, con un’età media di soli 26 anni. Gente che lavora sette giorni su sette, senza sapere cosa siano le ferie.

Per questi tre giorni noleggiamo una moto e in due ore scendiamo a Kuta Lombok, dove troviamo facilmente una sistemazione, con tanto di piscina a idromassaggio, per 12 euro. Visitiamo alcune spiagge molto grandi e completamente deserte, c’è solo qualche venditore di cocco e stoffe che sbuca dal villaggi vicini, mentre lungo la strada si susseguono piccole mandrie di bufali governate da un uomo, da una donna oppure da un bambino.

Da Kuta arriviamo fino al villaggio di Gerupak dove c’è una festa con musica assordante diffusa da grandi altoparlanti. Il volume è così forte che copre ampiamente il rumore del generatore con motore a scoppio che sta proprio sotto gli altoparlanti. Gli uomini e le donne indossano normalmente il sarong, l’ampia stoffa a forma di tubo avvolta intorno alle gambe e annodata all’altezza del ventre, esattamente come fanno i birmani. Le donne mettono fiori tra i capelli, mentre gli uomini annodano un fazzoletto intorno alla fronte, quando non indossano il tipico copricapo mussulmano a forma di calotta, chiamato shashia.

Qua e là ci sono campi da calcio improvvisati dove verso il tramonto i ragazzi dei villaggi si riuniscono per giocare a calcio, la passione di tutti. Saltano scalzi in mezzo alle sterpaglie come se avessero ai piedi ottime scarpe. I più piccoli giocano nudi nell’acqua dei fossi o del mare, i maschi sono circoncisi, com’è prassi in questa cultura, dove la tradizione viene ancor prima della religione (beh, a dire la verità, anche da noi, si può mettere in discussione l’esistenza di Dio ma non l’influenza della Luna sulle nascite o sulla crescita dei capelli).

Alcune spiagge di Kuta Lombok sono veramente belle. Grossi faraglioni frenano onde spumeggianti prima che s’infrangano rumorose sulla battigia di Tanjung Aan. Guardi dall’alto di verdi promontori e ti chiedi quanto ancora questi posti resisteranno alle colate di cemento dei resort di lusso, come è già successo a Bali. Da anni è prevista la costruzione del primo grande albergo a cinque stelle, probabilmente un Ritz Carlton. Non si sa quando inizieranno i lavori, perché in Indonesia i proprietari immobiliari non sono tenuti ad informare l’opinione pubblica, ma gli abitanti di Kuta sanno già che il destino della loro terra è segnato. 

Torniamo a Mataram con la nostra moto in tempo per ritirare il visto e ci dedichiamo allo shopping nel grande centro commerciale della città dove finalmente Paola trova un paio di sandali, il terzo che compra… ma quanto camminiamo! Domani si ritorna a Bali con il traghetto lento, perché costa un terzo di quello veloce. Alla fine l’Indonesia non è proprio economica.


Per gli uomini un foulard, per le donne tanti fiori tra i capelli
Uscita dalla moschea. Il saragon è una gonna usata dagli uomini
Il combattimento tra galli è uno "sport" per i balinesi 
Ritorno dai campi
Pesci in vendita al mercato

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