domenica 19 maggio 2013

La salita in notturna fino ai 3.000 m del Gunung Agung

[Indonesia]  Il Gunung Agung  è la montagna più alta e venerata di Bali. Con i suoi 3142 m di altezza è visibile da buona parte dell’isola, anche se spesso è coperta da nubi e da una persistente foschia. E’ un vulcano ancora attivo, la sua ultima e violenta eruzione del 1963 risparmiò di pochi metri il tempio Madre Besakih, che si trova alle sue pendici ed evitò le comunità dove vivono ancora alcuni sciamani di Bali: quelli che aggiustano le ossa, i maghi della pioggia e del vento, che con il loro potere controllano la forza del vulcano, e i balian kebal, specializzati nei filtri d’amore. L’evento fu considerato miracoloso e da allora i balinesi non smettono di venerare sia il tempio, che il vulcano, con continui pellegrinaggi e offerte di fiori. Il monte Agung è considerato una replica del mitico monte Meru, che secondo la mitologia induista e buddhista sorge al centro dell’Universo. 
 
Non avevamo previsto di salire in cima a questa montagna, ma la sua bellezza, la sua sacralità e le parole piene di rispetto e venerazione con cui ce l’hanno descritto alcune persone che abbiamo incontrato, ci hanno fatto cambiare idea. Perché no, perché non risalire questi ripidi sentieri che portano in alto, contemplando il mondo dal bordo di un cratere, in bilico tra l’inferno e il paradiso? 

Da Padangbai, dove alloggiamo, ci vogliono 12 ore per fare l’escursione, si parte a mezzanotte e si torna a mezzogiorno. Un’ora e mezza per arrivare con l’auto fino ai 1500 metri di quota del tempio Pasar Agung, punto di partenza della scalata, 4 ore per salire a piedi fino al cratere posto a 2.900 m e altre 4 ore per scendere. Si scala di notte per avere l’emozione di vedere l’alba dalla vetta, unico momento della giornata in cui il vulcano è sicuramente libero dalle nubi. 

Contrattiamo l’escursione nel nostro albergo, 800.000 rupie (64€) per l’auto e una guida che ci porterà fino in cima. Impossibile salire da soli, il sentiero è appena tracciato e di notte ci si perde facilmente. Appena paghiamo, alle 20.30, comincia a diluviare e non smette più. Andiamo a letto con il dubbio di aver scelto la notte sbagliata, salire a 3.000 metri di quota con la pioggia non avrebbe senso. 

A mezzanotte invece il cielo è stellato, meno male. Al monastero Pasar Agung, dove parte il sentiero, ci aspetta la nostra guida, a sorpresa è una donna, una giovane donna con i capelli lunghi ed uno zaino più grande di lei. Visitiamo i tre templi dedicati alla trimurti: Brama, il creatore dell’universo, Visnù, il conservatore, e Shiva, il distruttore. Poi finalmente si parte, ma Koma, la nostra guida, si ferma ancora ad accendere incenso e mettere fiori nei piccoli templi lungo la strada, “Perché gli spiriti della montagna ci aiutino”, ci dice. La scalata spirituale inizia in una notte tracimante di stelle e senza luna, mentre in fondo si distinguono nettamente i contorni dell’isola illuminati dalle mille luci delle città che si riversano nel mare.

Scalare il Gunung Agung è un’impresa rischiosa e faticosa. Si attraversa un bel tratto di bosco vergine, poi si inizia a salire lungo i fianchi del vulcano seguendo i canaloni scavati dall’acqua pluviale. Il terreno è scivoloso e si rivela una vera trappola. Dopo quattro ore di marcia raggiungiamo il bordo più basso del cratere dove incontriamo altri turisti partiti probabilmente prima di noi. E’ l’alba e sotto di noi il vulcano proietta una piramide d’ombra che oscura mezza Bali. Il momento è veramente emozionante. Ci muoviamo con difficoltà perché siamo in tanti su un filo di roccia che finisce nel cratere. 

La nostra brava guida toglie dallo zaino un thermos con del tè caldo e ce lo offre insieme a dolci e biscotti, ecco perché era tanto pesante! Poi si volge verso un piccolo tempio posto sul bordo e insieme alle altre guide dona incensi e fiori al vulcano. Cominciamo a scendere che il sole è già alto. Ora, senza pila, vediamo bene la roccia ripida e scivolosa, e ci rendiamo conto dell’impresa che abbiamo fatto durante la notte. La discesa non è da meno, scivoliamo più volte, le gambe non ne vogliono più sapere di piegarsi, sono rigide, distrutte, fanno male. 

Ritorniamo al tempio verso le 10.30, quattro ore dopo la partenza dalla vetta. Siamo sfiniti ma contenti. Ringraziamo gli spiriti della montagna per averci fatto tornare sani e salvi. Saliamo in auto e immediatamente ci addormentiamo.

Preghiere sul bordo del cratere
L'ombra del vulcano si proietta su mezza Bali
Il vulcano Gunung Agung
Dopo 4 ore di salita ci gustiamo l'alba sul vulcano
Fumi d'incenso e fiori offerti agli spiriti del vulcano

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