mercoledì 29 maggio 2013

Nel firmamento dell’economia brilla la stella indonesiana

[Indonesia - Giava]  E chi l’avrebbe mai detto che l’Indonesia fosse una tigre dell’economia mondiale, cresciuta così tanto nell’ultimo decennio da essere considerata alla pari di paesi come Brasile, Russia, India e Cina? Un sempre maggior numero di economisti vorrebbe infatti aggiungere un’altra I (Indonesia) al famoso BRIC, il quartetto di stati che tira le redini della crescita economica del mondo.

Girando il paese non si rimane indifferenti alla quantità di attività economiche che brulicano ovunque, ai tanti motorini che, come da noi negli anni sessanta, invadono le strade con tutta la famiglia sopra, ai ragazzi giovanissimi che guidano gli autobus, fanno i poliziotti, oppure i medici. La disoccupazione è solo al 6% su 245 milioni di abitanti, il quarto stato più popoloso al mondo. L’età media è di soli 33 anni, una risorsa che si traduce in forza lavoro fresca che poi spenderà volentieri i soldi guadagnati per investirli sul futuro, facendo crescere il PIL.

Il benessere in questo paese si tocca con mano. Nella semplice casa dove abbiamo affittato una stanza, nel centro storico di Yogyakarta, non manca niente e ogni figlio ha il suo portatile connesso sempre a internet. La mattina vanno a scuola in moto e la sera passano ore a suonare la chitarra. La televisione c’è, ma rimane un soprammobile, non l’accendono mai. Nel paese ci sono comunque ancora grosse differenze sociali da colmare.

L’industria dell’automobile guarda con molto interesse all’Indonesia perché si prevede una richiesta di un milione di automobili nei prossimi tre anni, già si vendono 7 milioni di motorini all’anno (povero pianeta). Nel campo delle auto c’è praticamente il monopolio Toyota, mentre in quello dei motorini vince sicuramente l’Honda. Uno scooter automatico da 125cc costa all’incirca 600 euro.

Il boom è cominciato nel 1998 con la fine del regime autoritario di Suharto. L’ambiziosa riforma costituzionale ha istituito un sistema presidenziale e di governo scelto attraverso elezioni libere e trasparenti. Ne è emersa una delle più vibranti democrazie del pianeta. Da allora l’economia indonesiana è cresciuta con una media del 5% all’anno. Il rapporto debito-PIL è sceso dal 101% del 2000 all’attuale 25% e l’inflazione annua è passata dal 77% al 5%.

Anche se i problemi nel campo delle infrastrutture e della corruzione sono ancora tanti, è inevitabile che con questi dati tutto il mondo guardi all’Indonesia con grande interesse e cerchi relazioni commerciali con essa. Una delegazione di ben cento italiani, in rappresentanza di 44 imprese e 8 gruppi bancari, si è recata ai primi di maggio di quest’anno a Jakarta per consolidare i rapporti commerciali e trovare nuovi settori di investimento. Già una sessantina di imprese italiane operano in Indonesia.

L’economia che marcia a gonfie vele, le automobili costose che intasano le strade e i centri commerciali del tutto simili ai nostri, non devono far dimenticare che in Indonesia c’è un terzo della popolazione che vive con meno di 2$ al giorno, considerata la soglia della povertà. Molti di loro non hanno l’elettricità. In media un insegnante guadagna in rupie l’equivalente di 120 euro al mese, mentre il commesso di un negozio ne riceve la metà. Eppure tutti sorridono.

In giro con la famiglia
Risciò...
...e centri commerciali

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