giovedì 30 maggio 2013

Guardare il mondo da un risciò

[Indonesia - Giava]  Sul ciclorisciò non si sale a caso, devi decidere prima quanta fretta hai ed avere un’idea della distanza che vuoi percorrere. Il conducente non rifiuterà mai la tua richiesta perché tu sei uno straniero e sicuramente pagherai più di un locale, sarà disposto a portarti ovunque. Se è giovane lo farà velocemente, quasi volando sui pedali, se è vecchio vedrai la sua fatica sotto i tuoi occhi, ad ogni metro, e speri che non collassi proprio mentre sta pedalando per te.

La scelta non è sempre semplice, se hai fretta devi avere il coraggio di lasciarti alle spalle il viso scavato di quelli più vecchi che t’implorano ad occhi sbarrati di non rifiutarli e andare verso il baldo giovane, magro fino all’osso, ma pieno di energia. Questo vale soprattutto in India dove i risciò sono uno dei mezzi di trasporto più utilizzati.

Malgrado sia diffuso in tutta l’Asia, il risciò è nato in America nel 1869 ad opera di un fabbro che lo costruì per un missionario battista americano che voleva trasportare la moglie invalida per le strade di Yokohama, in Giappone. Nel 1880 si diffuse in India come mezzo per portare le merci e solo trent’anni dopo cominciò ad essere utilizzato per le persone.

Per molti anni fu trainato a piedi, solo successivamente fu collegato ad una bicicletta e dopo ancora ad una moto. A seconda del mezzo di locomozione si dicono ciclorisciò, motorisciò oppure risciò a trazione umana. Questi ultimi sono stati vietati in tutte le città indiane, rimangono solo a Calcutta, dove i cosiddetti “uomini cavallo” si vedono ancora correre scalzi perle strade.

Mentre i motorisciò asiatici si assomigliano un po’ tutti, con leggere differenze tra quelli indiani, quelli thailandesi e quelli di Jakarta, i ciclo risciò cambiano molto da stato a stato: in India chi pedala è davanti, in Birmania è di fianco e in Indonesia dietro.

Si potrebbe aprire un’interminabile discussione sul fatto che sia giusto o meno farsi trasportare in questo modo. Ma è pur sempre il lavoro, certamente faticoso, con cui queste persone si guadagnano da vivere. Tra l’altro, sempre più spesso i risciò a pedali vengono utilizzati nelle città europee a scopi turistici, senza che nessuno ci veda un qualche tipo di sfruttamento.

Usare il risciò è comunque un bel modo di muoversi in città. Ogni volta che l’abbiamo fatto ci siamo trovati proiettati in un’altra dimensione, a diretto contatto con il viaggiare delle origini, quello lento, che permette di vivere maggiormente tutto quello che ti succede intorno, magari fermandoti a prendere un dolce o a bere un chai alla menta, mentre le persone ti sorridono perché stai condividendo la loro quotidianità.

In Indonesia i passeggeri sono seduti davanti
L'uomo cavallo di Calcutta
In Birmania ci si siede a fianco del guidatore dandosi le spalle
India, un risciò per portare a scuola i bambini...
...e qualcuno a spasso
Risciò a motore a Varanasi

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