mercoledì 22 maggio 2013

A caccia di delfini

[Indonesia]  Oggi è un giorno di spostamento, lasceremo l’isola di Bali per passare a quella più grande di Giava, il cuore dell’Indonesia, che con i suoi 140 milioni di abitanti, distribuiti su una superficie pari ad un terzo di quella dell’Italia, è uno dei posti più popolosi al mondo. Prima di lasciare Lovina decidiamo di partecipare ad un’escursione in barca che ci hanno proposto ieri sera, in fin dei conti ci porterà via solo due ore, dalle 6 alle 8 di mattina. Lo scopo è quello di vedere i numerosi delfini che ci sono al largo, proprio di fronte al monumento con un delfino, simbolo della città.

Compriamo l’escursione da un uomo che parla molto bene l’italiano, dice che ha vissuto a Genova per parecchi anni con la moglie italiana, poi lei è morta di tumore al cervello e lui è tornato in Indonesia. Sarà vero o è solo il solito trucco per impietosire i turisti? Nel dubbio compriamo l’escursione da lui, 5 euro a testa.

Alle 5.30 di mattina già ci bussano alla porta della camera, usciamo e prima di salire sulla barca abbiamo il tempo di entrare all’ ”Indomarket”, una catena di piccoli supermercati indonesiani simili ai “7eleven” tailandesi, aperti 24 ore, dove è possibile farsi un cappuccino utilizzando l’acqua calda messa a disposizione e una bustina in polvere che contiene tutto il preparato: latte, caffè e zucchero. Compriamo anche dei biscotti e “tociamo”, così, in piedi. Utilizziamo spesso questo sistema per bere un caffè decente, visto che quello indonesiano offerto a colazione è imbevibile. 

L’imbarcazione su cui saliamo insieme ad altri due turisti coreani è a bilanciere. Mentre andiamo al largo notiamo che le barche come la nostra sono tantissime e aumentano sempre di più. Ma da dove sono sbucati tutti questi turisti? Sembravano così pochi queste sere in giro per la città. Probabilmente molti sono nei costosi resort fuori città. Appena si avvista un gruppo di delfini decine di bilancieri li accerchiano, ma gli animali sembrano non curarsene. In due ore ne vediamo parecchi, nuotano a gruppi e spesso saltano fuori dall’acqua vicino alle nostre barche. Bello!

Torniamo in albergo, facciamo i bagagli e ci mettiamo in strada. Il minibus pubblico impiega più di due ore per percorrere i 70 km fino al porto di Gilimanuk, dove si prende il traghetto per Giava, nel tragitto ci godiamo il paesaggio pieno di palme da cocco e risaie. La traversata con il ferry dura mezz’ora e costa meno di 50 centesimi di euro a testa, se si riescono ad evitare le agenzie turistiche i prezzi dei trasporti crollano.

Giava non è turistica come Bali, pochi conoscono l’inglese, così puntiamo subito all’ufficio turistico di Banyuwangi per organizzare l’escursione al lago vulcanico di Kawah Ijen, dove un esercito di minatori affronta ogni notte un inferno di fiamme per prelevare delle lastre di zolfo che rivenderanno a valle, dopo averle trasportate a spalla per ore lungo gli impervi sentieri che risalgono il cratere.

Il responsabile dell’ufficio turistico ci offre due possibilità: partire da qui a mezzanotte con una jeep che in un’ora e mezza ci porta fino ai piedi del vulcano e tornare verso le 10 di domattina(38 €), oppure ci porta su nel pomeriggio, dormiamo in una delle spartane sistemazioni che si trovano all’inizio del sentiero per il Kawah Ijen e domani proseguiamo da soli (25€). Scegliamo la seconda opzione perché permette di fermarci quanto vogliamo sul vulcano e non siamo legati ad un autista che ci aspetta. Ora andiamo a mangiare qualcosa, tra due ore si parte.

Il salto dei delfini
Sulle strane imbarcazioni, tutti con gli occhi puntati sul mare

video

...oooohhhh...plà!

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