giovedì 2 maggio 2013

Aquiloni tra i templi induisti di Bali

[Indonesia]  Bali è una delle oltre 17.000 isole dell’Indonesia e l’unica a maggioranza induista in uno stato che è prettamente mussulmano. Lunga 150 km e larga 120, trabocca di templi, se ne contano più di 20.000, ed è probabilmente anche per questo che è diventata la più importante meta turistica del paese, richiamando turisti da ogni parte del mondo, che vengono per ammirare il mare con onde altissime e pieno di surfisti, le spiagge, ora bianchissime, ora nerissime e i suoi vulcani ancora attivi che custodiscono laghi e templi.

L’isola è di origine vulcanica e tutta le sue costruzioni sono fatte con pietre e sabbia nera senza nessuna aggiunta di colore. Questo rende i templi cupi e un po’ tutti uguali, ma le pietre finemente lavorate e le sagome delle pagode che si stagliano sul blu del cielo e del mare hanno un fascino tutto particolare. L’architettura religiosa è completamente differente da quella dei templi indiani, all’inizio si fatica a trovare degli elementi di somiglianza, anche se dio Ganesha con la testa di elefante è presente in ogni angolo.

Altra particolarità molto interessante di Bali è che ogni casa è costruita intorno ad un tempio centrale, piccolo o grande a seconda della disponibilità economica della famiglia. Alcune vie sembrano disseminate di templi, si entra per visitarli e ci si trova nel giardino di una casa con bambini che giocano ovunque e i proprietari sorridenti che ti invitano a continuare la visita. Su ogni ingresso, e su ogni davanzale, ci sono dei disegni elaborati creati dalle donne con fiori appena colti. Uno spettacolo.

La società balinese, così come quella indiana, è ancora divisa in caste. La prima casta, quella dei bramini, è formata da coloro che officiano le cerimonie religiose, in una parola, i sacerdoti. Queste alte personalità sono considerate purissime e sacre, poiché sono il tramite tra gli uomini e gli dei. Essi non lavorano ma vivono delle offerte che i fedeli recano al tempio. La seconda casta, i Satria, comprende i militari e gli uomini politici. I Wesia, i commercianti e gli artigiani, costituiscono la terza casta, mentre i Sudra, i contadini, rappresentano la maggioranza della popolazione e sono inquadrati nell’ultima casta. Fin da piccoli i bambini imparano quattro lingue, perché devono essere in grado di comunicare con persone di rango differente, riconoscibile attraverso un complesso sistema di nomenclatura. E’ sempre la persona di casta inferiore che deve usare il linguaggio del suo interlocutore socialmente più elevato.

Tuttavia, a differenza di quanto accade nella società indiana, il sistema delle caste prevede la possibilità di passare da una all’altra. Le donne assumono sempre la posizione sociale del marito, che sia di una casta superiore o inferiore. In quest’ultimo caso, dal momento che le famiglie non si dimostrano molto accondiscendenti nel dare la mano di una ragazza ad un uomo di una casta più bassa, si ricorre ad un metodo che assomiglia alla nostra “fuitina”, oppure il futuro marito paga una cospicua dote ai genitori della fanciulla da sposare.

Ieri, con la moto, abbiamo visitato il tempio sul mare di Tanah Lot che sorge su un promontorio ad una cinquantina di metri dalla riva. Anche se ricostruito a nuovo in tempi recenti è molto suggestivo perché colpito incessantemente da onde che si innalzano di parecchi metri creando una spuma tutta bianca intorno. Successivamente puntiamo al prestigioso Luhur Batukau, il tempio di stato quando Tabanan era un regno indipendente, peccato che quando siamo arrivati pioveva a dirotto, un vero acquazzone tropicale che, a detta di tutti, doveva passare velocemente. Dopo due ore passate ad aspettare sotto un tetto di fortuna, ci siamo messi i nostri impermeabili usa e getta e abbiamo visitato velocemente il tempio che presenta sette tetti sovrapposti ed è dedicato a Maha Dewa, lo spirito della montagna. Siamo tornati rinunciando alla visita delle risaie di Jatiluwih, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Erano già le 16 e dovevamo fare più di 50 km per tornare a Kuta, in mezzo ad un traffico sempre snervante. Per fortuna appena scesi dalla montagna, dove si trovava il tempio, ha smesso di piovere ed è uscito di nuovo il sole.

Come a Varanasi, anche in quest’isola, verso sera, il cielo si riempie di aquiloni. Sono diversi, più grandi, e possono raggiungere anche i 10 metri di lunghezza. Arrivano così in alto che persino gli aerei del vicino aeroporto li temono. Come molte cose a Bali, anche gli aquiloni presentano un significato spirituale: hanno il compito di sussurrare alle orecchie degli dèi le preghiere dei fedeli come, per esempio, che i raccolti siano abbondanti. Tuttavia, soprattutto per i ragazzi, gli aquiloni sono i semplicemente un gioco divertente, un modo per portare in alto i loro sogni. Ogni anno a Sanur si tiene il Bali Kate Festival, il festival degli aquiloni.

Siamo tornati in città che era già buio, litigando con i sensi unici, il traffico bloccato (tutto si ferma anche semplicemente per un’auto parcheggiata male) e la guida spericolata dei balinesi.

Oggi è stato un giorno solo di spiaggia, onde e l’imperdibile tramonto con noi in prima fila.

'Attento all'ondaaaa!!!!' foto ricordo al Tempio Tanah Lot
Per i balinesi gli aquiloni sono una vera passione
...E' bella la spiaggia di Kuta

Il traffico viene spesso fermato per far passare le processioni
Nei templi si celebrano cerimonie hindu
La benzina è venduta in bottiglie da litro...di Vodka

2 commenti:

  1. Ciao, noi siamo ad Amed e tra un po' di giorni saremo a Sanur, dove speriamo di vedere il festival degli aquiloni. Leggiamo volentieri i vostri racconti e cogliamo le informazioni che ci interessano per il nostro viaggio. Voi come state? Ciao da Gino e Manu

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    1. noi siamo con le...farfalle sullo stomaco perchè stiamo tornando a casa!
      è bello risentirvi, ogni tanto chiacchieriamo su di voi
      ciao grandi

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