martedì 11 dicembre 2012

I bambini spazzatura


[India]  Il fuoco per gli indiani è una vera mania, un culto che ha le sue radici nella fede. I templi hanno sempre dei lumini intorno all’altare, se non addirittura un fuoco a legna. La sera il Gange si riempie di candele galleggianti e verso le sette il Dasashwamedh Ghat ospita delle grandi cerimonie dove decine di sacerdoti fanno roteare dei candelabri traboccanti di fuoco al ritmo di musiche assordanti. Di fronte, il sacro fiume scorre silenzioso e lento.

Di fuoco si parla anche nel giorno del matrimonio, il più importante nella vita di un indiano, durante il  quale gli sposi devono fare sette giri intorno ad una fiamma. Nel giorno più brutto invece, una pira ardente brucerà il corpo del defunto, con un tizzone prelevato dal fuoco sacro, tenuto sempre acceso da strani personaggi chiamati custodi del fuoco.

Ma di fuoco purtroppo si riempiono ogni mattino anche le calli della città vecchia, le strade e i villaggi. Ogni poche decine di metri c’è un piccolo falò di immondizie piene di plastica dall’odore nauseante. Durante la stagione fredda, intorno a quel misero fuoco, si accucciano uomini donne e bambini che respirano diossina pura, una sostanza altamente cancerogena liberata dalla plastica se bruciata a basse temperature (sotto i 1200 °C).

In città e nei villaggi non esistono dei contenitori per le immondizie, tutto viene buttato per strada, a volte gettato direttamente dalla finestra, dove cani randagi, topi, cinghiali, maiali, mucche e tori (ma niente gatti, non si vedono mai in India) rovistano nei sacchetti di plastica cercando dei residui di cibo. Quando rincasiamo la sera, o usciamo presto la mattina, dobbiamo camminare sopra questi mucchi di lerciume cercando di non disturbare troppo i cani e le mucche che stanno mangiando; a volte gli animali sono così tanti che è impossibile passare e dobbiamo aspettare l’arrivo di un indiano che ci faccia strada.

Prima dell’arrivo della plastica questo sistema, brutto da vedere, funzionava benissimo: le persone buttavano i rifiuti per strada dove gli animali mangiavano tutto l’umido possibile e il poco che rimaneva veniva portato via o bruciato senza grossi residui. Ora, con i sacchetti di plastica ampiamente usati da tutti, la situazione è precipitata e i lati delle strade ne sono pieni. Le mucche, che forniscono il latte per il nostro lassi, rompono i sacchetti con i denti ingoiandone una parte. Un macellaio mussulmano ci raccontava che nello stomaco di queste mucche, quando muoiono, si trovano sempre parecchi chilogrammi di plastica.

La mattina, andando a Sarnath, attraversiamo un affluente del Gange. Sulla sponda, prima del ponte, c’è un’enorme discarica abusiva che riversa i liquami direttamente nell’acqua. Anche qui le immondizie vengono bruciate, ci sono fuochi ovunque e passando bisogna otturarsi  il naso. In lontananza si vedono cinghiali e maiali che rovistano tra le immondizie con i corvi appoggiati sopra la loro schiena.

Ma quello che più rattrista sono le sagome delle donne e dei bambini, alcuni a piedi nudi, che cercano tra i rifiuti degli oggetti da poter rivendere. Un mondo infernale fatto di puzza, fumo e tanta miseria. Una mattina ci siamo fermati, siamo scesi dal risciò ed entrati nella discarica per poter vedere da vicino. I bambini sono corsi verso di noi gioiosi come sempre, i loro sacchetti contenevano lurida plastica, come bicchieri schiacciati e altre cose simili, chissà a chi potevano rivendere quel nulla. Ci ha stupito la loro allegria mentre ci difendevano dai cani randagi, nessuno ci ha chiesto dei soldi, solo foto, una foto che immortalasse la loro giovinezza e la loro bellezza.

La discarica alle prime luci del giorno
A chi venderà questa poca miseria?

Le immondizie vengono bruciate e i liquami vanno direttamente nel fiume
 I bambini sorridenti della discarica

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