mercoledì 26 dicembre 2012

Il deserto salato del Gujarat


 [India]  Per capire quanto turismo straniero ci sia nelle varie zone dell’India basta guardare le difficoltà che si incontrano nel comprare un rotolo di carta igienica. Dove ci sono stranieri viene ben esposta nelle vetrine. Se non si trova vuol dire che l’aera è ancora incontaminata, sono infatti quattro giorni che la cerchiamo nelle varie città del Gujarat: non incontriamo turisti occidentali e nemmeno troviamo la carta igienica.

Finalmente questa sera una farmacia ne aveva qualche rotolo sullo scaffale, insieme alle medicine. Il costo è sempre molto alto, con i soldi che si spendono per comprarne due rotoli si può mangiare in ristorante, ma è meglio così, le fognature indiane non potrebbero sopportare tutta quella carta. Anche noi stiamo molto attenti a far durare un rotolo il più possibile, non riusciamo ancora a fare come gli indiani, che si lavano subito dopo con l’acqua (c’è sempre un rubinetto basso o una brocca d’acqua nei cessi) utilizzando la mano sinistra, quella poco nobile, mentre la destra viene utilizzata per mangiare. Come faranno i mancini?
Il deserto di sale
Oggi abbiamo fatto un’escursione vicino ai confini con il Pakistan per vedere il deserto di Rann of Kachchh. Dalla città di Bhuj ci siamo spostati 70 km verso nord con un risciò a motore alla fantastica velocità di 30 km/h, forse uno a pedali sarebbe stato più veloce, ma alla fine lo spettacolo è stato veramente bello: dopo il deserto di sabbia, puntellato qua e là da villaggi e bassa vegetazione, è cominciata un’immensa distesa completamente bianca di sale. L’aspetto è simile a quello del Salar de Uyuni tra Cile e Bolivia, ma qui non si può entrare con le automobili perché si tende a sprofondare. Abbiamo camminato un po’ su questa distesa accecante, talvolta finendoci dentro con i piedi. La sorpresa è stata ancora più grande perché ci siamo arrivati su indicazioni dei locali, la Lonely Planet stranamente non ne parla.

Nel corso dei millenni dalle parti del Rann è accaduto di tutto. Su questa pianura affiorata dal fondo del mare (ecco la salinità) arrivarono a scorrere l’Indo e alcuni suoi grossi affluenti, fin quando nel 1819 uno spaventoso terremoto non rivoluzionò la geografia della regione spostando il corso dei fiumi e rendendola desertica. Nel gennaio 2001 un altro tragico sisma completò l’opera. A ciò si aggiungano i potenti monsoni estivi che rendono il territorio un immenso acquitrino. Malgrado questo le varie tribù indigene non se ne sono andate e vivono in villaggi con simpatiche capanne decorate con pezzi di specchi.

Perché il mare è salato?
 Era mai venuto in mente a nessuno di chiedersi perché l’acqua del mare è salata? Io non mi ero posto il problema finché non ne ho sentito parlare alla radio. Riporto la semplice spiegazione:

“L’acqua della pioggia passando attraverso la roccia ne asporta i sali in piccola quantità e li porta al mare. Una volta in mare l’acqua evapora, ma i sali non possono scappare e così aumenta la loro concentrazione. Dove c’è maggiore evaporazione, come nel Mar Morto, c’è anche una maggiore salinità. Nei laghi questo non può succedere perché c’è un ricambio, l’acqua entra ed esce, che prevale sull’evaporazione” 

Il deserto salato tra India e Pakistan

A piedi scalzi anche sul sale
In equilibrio prima di sprofondare e mettere i piedi in salmoia

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