sabato 22 dicembre 2012

Khajuraho, dove l’erotismo è patrimonio Unesco


[India]  Lasciamo Varanasi con un treno notturno quasi vuoto, a parte il freddo la notte scorre veloce. Arriviamo poco prima dell’alba a Khajuraho e con un autorisciò andiamo direttamente ai templi. Lì vicino ci sono delle guest house, andiamo alla Yogi Lodge dove depositiamo i nostri bagagli. Papu, il direttore, non vuole soldi per il deposito, ma chiede che almeno si faccia colazione lì. Già che ci siamo, con un piccolo supplemento che ci evita di andare alla stazione dei bus, ci facciamo prendere pure i biglietti per l’autobus della sera stessa per Bhopal.

Papu parla molto bene italiano perché passa parecchi mesi all’anno in Italia per il commercio di stoffe e gioielli. Il padre era un famoso insegnante di yoga con uno studio in Friuli. I suoi clienti erano soprattutto persone dello spettacolo, come Ornella Vanoni e il comico Paolo Rossi. Papu è amico di Paolo, è stato parecchie volte a casa sua, e racconta che l’artista ha avuto un brutto momento per l’abuso di droga e alcool una decina di anni fa e suo padre l’ha curato con lo yoga…che sia vero? Non so più se credere a questi indiani. Che strana questa cosa, ne incontro uno su un miliardo che mi racconta i pettegolezzi di casa mia! Non ci risparmia un ultimo commento quando ci dice che noi italiani siamo malati, lavoriamo troppo e non abbiamo piùil tempo per noi stessi.

Visitiamo i templi

Alcuni dicono che i sensuali altorilievi dei templi di Khajuraho rappresentano il Kamasutra, o pratiche sessuali tantriche; altri che siano modelli educativi per la gioventù, altri ancora che siano allegorie per i fedeli. Ma tutti sono d’accordo sul fatto che siano sconci e divertenti. Da un’orgia con nove protagonisti a uomini che si accoppiano con cavalli, Khajuraho accontenta ogni fantasia. A parte l’argomento, l’architettura e le sculture di questi templi millenari sono molto raffinate e la sensazione magica di trovarsi nell’India dell’anno mille è piacevolmente avvincente.

Le sculture erotiche che ornano i tre gruppi di templi di Khajuraho, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, sono annoverate tra le migliori opere d’arte religiosa del mondo. Lungo l’intero perimetro degli edifici corrono fregi in pietra scolpita con straordinaria maestria, che narrano la vita quotidiana di 1000 anni fa, dèi e dee, guerrieri, musicisti e animali veri e mitologici.

Questi templi nel corso della storia furono abbandonati e lasciati cadere in rovina, fino ad essere definitivamente inghiottiti dalla giungla, restarono nascosti agli occhi del mondo fino a quando un ufficiale inglese venne accompagnato alle rovine dagli uomini addetti alla sua portantina nel 1838.

C’è da arrossire davanti alle sculture erotiche degli splendidi templi, ma davvero non si può evitare di vedere questa meraviglia artistica universale. Giriamo a piedi e poi noleggiando una bici per arrivare al villaggio dove si trova un altro gruppo di templi.

Arriva sera, ceniamo sulla terrazza della guest house mentre mi chiedo un po’ spaventata come sarà il bus della notte. Non passa molto per avere la risposta, alle 20 saliamo a bordo e tiro un bel respiro di sollievo perché anche se un po’ scassato non è male. Saliamo facendoci spazio tra gente e valige, il nostro posto è una cuccetta matrimoniale sopra una fila di sedili occupati da non so quante persone, c’è una porta scorrevole che ci isola da tutto e da tutti e mi dà l’idea di avere una stanza tutta per noi…in fondo ci voleva, questa è la seconda notte in viaggio. Sistemiamo le coperte termiche e dormiamo tra sbalzi e curve di una strada che deve essere tutta buchi. Meglio così, il bus in queste condizioni non può correre troppo.

In giro per Khajuraho
Particolari dei templi...
...robe...turche!
I templi sono riccamente lavorati

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