martedì 16 ottobre 2012

Gli uomini cavallo di Calcutta

[India]  Passare dal nuovissimo aeroporto di Bangkok, per il quale è stata spesa un’enorme quantità di denaro ed è costato il carcere per corruzione al ministro che l’ha fortemente voluto, a quello di Calcutta, è come passare dal giorno alla notte. Non è la prima volta che veniamo in India, eppure non ci si abitua mai a questo paese, ogni volta si inizia con una sensazione di fastidio e di rifiuto che si attenua con il passare dei giorni.

Arriviamo con l'autobus in Sudder Street, la via degli alberghi economici, che poi così economici non sono e dobbiamo accontentarci di una camera piccola. Ci immergiamo subito nel chiasso, nella confusione e nella polvere tipici dell’India, anche se tutto sommato il centro città non è così degradato come ci si aspetterebbe. Le baraccopoli gigantesche – gli slum – sono nella periferia, ma lungo alcune strade trafficate del centro ci sono degli assaggi di bestialità: intere famiglie vivono come animali sul marciapiede, in mezzo allo smog, alla polvere al rumore e al letame. Quando passiamo bambini scalzi e con il viso che cola di tutto, vengono lanciati verso di noi dai loro genitori e non ti mollano per centinaia di metri.

Madre Teresa
Nel primo pomeriggio andiamo alla casa madre delle Suore del Sorriso dove c’è la semplice tomba di Madre Teresa di Calcutta. E’ un continuo andirivieni di turisti, di volontari e di suore che pregano. Nei dintorni di Calcutta ci sono decine di centri gestiti dalle suore, ognuno con la sua specificità: asili, centri per ragazze madri, per anziani, per persone con handicap e per ragazzi di strada.

Chiunque può venire qui, senza preavviso e senza esperienza, per fare un lungo periodo o anche un solo giorno di volontariato in una di queste case. Si arriva alle 7 di mattina alla casa madre, si fa colazione con le suore e poi si viene mandati in uno dei vari centri, a seconda delle proprie attitudini e delle necessità, fino all’una di pomeriggio. I “volontari veterani” aiutano gli ultimi arrivati.

Questa formula di accettare tutti i volontari, anche senza esperienza, è praticata solo dalle suore di Madre Teresa, tutte le associazioni di Calcutta non sono così aperte perché, giustamente, dicono che quelli che si fermano pochi giorni fanno perdere tempo anche agli altri. E’ giusto, ma è anche vero che le suore sono un ottimo trampolino di lancio e molte delle persone che hanno fondato altre associazioni o delle ONLUS nella città sono passate per il volontariato presso di loro.

Durante l’estate c’è un vero boom di persone che passano qui le loro vacanze facendo questa esperienza, molte ritornano per parecchi anni. Abbiamo anche conosciuto alcune giovani ragazze di Verona che sono in un asilo gestito dalle suore  per fare il loro stage di laurea in Scienze dell’Educazione, rimarranno qui un mese e mezzo.

Tornando verso l’albergo siamo incappati in una inversione di sensi unici. Probabilmente Calcutta è l’unica città al mondo dove all’una di pomeriggio vengono invertiti alcuni sensi unici delle strade principali, con conseguente inversione di quelli delle strade laterali. Un casino. Nel momento del cambio, auto, risciò, biciclette, autobus e camion si trovano gli uni di fronte agli altri e tutti vogliono avanzare. Sembra che questa norma sia l’invenzione di un ex governatore per tornare a casa più velocemente all’ora di pranzo.

Gli “uomini cavallo” di Calcutta
Calcutta è l’unica città dell’India, e del mondo, dove sono presenti gli uomini cavallo. Esseri con gonnellino e maglietta, quasi sempre a piedi scalzi, che trainano a mano dei risciò con due, tre o quattro persone. Ma a differenza dei cavalli non hanno ferri ai piedi. Nei loro visi non c’è ombra di un sorriso ma nemmeno di amarezza. Sono lì, con la loro sciarpetta al collo per asciugarsi il sudore e un campanello fra le dita e la stanga. I più sono seduti sul loro carretto ad aspettare il cliente, altri più fortunati lo hanno già caricato.
Fare niente o salire sul carretto e dar loro di che vivere? Ci sentiamo male in ogni modo.

La tomba di Madre Teresa di Calcutta: "Amare finchè fa male"
Baraccopoli lungo i marciapiedi della città
Gli uomini cavallo

2 commenti:

  1. daniele quo vadis18 ottobre 2012 10:00

    ciao ragazzi, e da un po che non scrivo, ma vi leggo spesso. Obbiettivo raggiunto, quante cose da raccontare. A sentirci presto.
    Daniele

    RispondiElimina
  2. Continuo a leggervi. Mi emoziona sempre. Bene arrivati a Itaca! Rosanna

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.