giovedì 18 ottobre 2012

Un cielo di aquiloni a Varanasi

PREMESSA: siamo arrivati alla meta e ci fermeremo a Varanasi probabilmente fino a Natale. In questo periodo descriveremo questa incredibile città pubblicando indicativamente un post a settimana, possibilmente il giovedì.


[India]  Da Calcutta siamo arrivati a Varanasi con un treno lentissimo che ha impiegato ben 15 ore di duro viaggio. La cuccetta c’era, ma non solo per noi, tutti i pendolari che salivano per poche ore sedevano sul nostro posto spostandoci le gambe e spalancando continuamente il finestrino, e io lo richiudevo. Così ho preso un bel raffreddore con mal di gola.

Abbiamo deciso di fermarci in questa città perché è la più incredibile dell’India e, forse, del mondo. Se c’è un luogo dove si arriva scavando nel fondo dell’animo umano, dove tutte le azioni assumono la loro forma primordiale e la vita di ogni giorno trabocca di spiritualità, questo è Varanasi.

Varanasi è una città sacra, a pochi chilometri da qui è nato il buddismo 500 anni prima di Cristo e nelle acque miracolose del Gange che l’attraversa vengono a bagnarsi e a morire milioni di pellegrini. Varanasi è anche caotica all’inverosimile, i vivi, e i morti tasportati su barelle di bambù, passano per le strade con la stessa fretta e la stessa indifferenza, camminando su mucchi di immondizie e facendosi strada tra le sacre vacche placidamente sedute. Se uno riesce a vivere qui, e non è assolutamente facile per più di qualche giorno, può vivere in qualsiasi parte dell’India.

Uscendo dall’albergo vediamo una ventina di persone, tra uomini e donne, intorno ad un ragazzo che viene pestato a sangue con un bastone, mentre gli urlano di tutto. D’istinto ci verrebbe da intervenire, poi capiamo che non è il caso, non verremmo capiti. Chiediamo informazioni e ci spiegano che ha tentato di rubare: prima lo pestano bene e poi lo portano alla polizia.  

Verso sera dalle terrazze della città vecchia i bambini alzano in volo centinaia e centinaia di aquiloni facendo a gara a chi arriva più in alto. Uno spettacolo di colori che contrasta le acque fangose e inquinate del fiume, mentre il fumo dei cadaveri che bruciano lungo i ghat si spande lentamente nell’aria.

Oggi abbiamo preso contatto con la nostra scuola, molto bella e piena di studenti. Le classi non sono divise per anni ma per capacità e competenze, può così capitare che in una stessa classe ci siano studenti di età ben diverse. Nelle classi più piccole all’appello mattutino ogni alunno deve scegliere il colore di una pallina in base al suo umore, una sorta di introspezione:

bianco =  molto felice
giallo   =  felice
nero    =  triste

decisamente carina come idea. L’insegnante dice che non capita quasi mai che un alunno metta quella nera.

E tu, di che colore avresti scelto la pallina oggi, ieri e il giorno prima ancora?

I ghat di Varanasi
Che giornata ho oggi bianca, gialla o nera?

2 commenti:

  1. Bellissimo e commovente racconto, questi bambini sono meravigliosi! buona fortuna per la scuola, mi sa che l'Italia diventa sempre meno allettante!

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  2. scusate ho dimenticato di firmare il commento, Vittoria.

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