martedì 12 marzo 2013

La vecchiaia è soprattutto un fatto psicologico

[Malesia]  Continuiamo a girare per la bella Georgetown e ad abbuffarci dei fantastici pancake alla banana, simili a quelli di Kao San Road a Bangkok, che qui chiamano Roti Pissang. Il posto migliore dove li fanno è il ristorante Kassim Mustafa, nella Little India, vicinissimo al più famoso Kaptain, dove abbiamo mangiato spesso. E chi ha più voglia di andarsene da questa città dichiarata Patrimonio dell’Umanità e dove si mangia così bene? 

Qui il cibo da strada, il food street, è il migliore di tutta la Malesia. La sera le vie del quartiere cinese si riempiono di bancarelle dove si può veramente mangiare di tutto, seduti su lunghissimi tavoli comuni, gomito a gomito con cinesi, indiani, mussulmani e turisti.
Prendiamo l’autobus 204 che ci porta alla base della Penang Hill, dove una costosa cabinovia (30 RM a testa = 8 €) ci fa salire a 800 m per godere dall’alto della vista della città e del porto. Non ci troviamo niente di speciale, si poteva evitare. Avevamo trovato più interessante la salita al 60° piano del Komtar, un grattacielo nei pressi del centro commerciale omonimo che ti permette di vedere i tetti della città vecchia, dall’alto dei suoi 240 metri, per soli 5 RM.

Un chilometro prima della funivia per la salita alla Penang Hill si trova invece l’impressionante Tempio buddhista della Beatitudine Suprema, chiamato Kok Lok Si Temple. E’ il più grande del paese e fa parte dell’iconografia nazionale quanto le Petronas Towers e l’orango. Per visitarlo si salgono diverse terrazze con giardini fioriti e una vasca contenente centinaia di tartarughe gigantesche. Nella parte più alta c’è una torre di moti piani dalla quale si gode una favolosa vista del complesso. Probabilmente anche in Malesia le concessioni edilizie vengono date a caso, visto che il complesso religioso è attorniato da pessimi condomini arrugginiti.

Poco a sud della città vecchia si trova invece un bel Buddha disteso di 33 metri, ne abbiamo visti così tanti ormai che ci facciamo poco caso, ma sono interessanti le migliaia di urne cinerarie, tutte di forma diversa, che si trovano alla base del Buddha. Nella stessa stanza ci sono diverse macchinette per predire il futuro, di chiara derivazione cinese, un’ulteriore conferma  di come si siano ormai compenetrate le varie culture in questa città. Basta mettere una monetina e una serie di led s’illuminano casualmente e ripetutamente, finché ne rimane uno solo in corrispondenza ad un numero. In una cassettina laterale, ad ogni numero corrisponde un fogliettino in varie lingue con scritto il proprio destino. Entrambi abbiamo messo la monetina e sorriso leggendo il nostro futuro.

Nel nostro albergo sono arrivati due italiani, Lidia ed Ermanno. Lidia ha più di sessant’anni ed è un simpaticissimo medico di base in un paesino vicino a Milano. Ceniamo due volte con loro e parliamo di tutto. Quando le facciamo notare che ha la vitalità di una trentenne, ci dice che lei non si sente vecchia e che l’invecchiamento è fondamentalmente un fatto psicologico. Sei vecchio soprattutto perché vivi in un mondo che ti fa sentire tale, che te lo ricorda continuamente. Di per sé tu non saresti mai vecchio.

In America – dice Lidia - hanno fatto un esperimento portando delle persone anziane in un ambiente simile a quello che avevano quando erano giovani. Dopo un po’ di tempo questi anziani sono cambiati, erano più vitali e molti non avevano più bisogno di antidepressivi o cure mediche particolari.

Dopo quattro giorni in questa città domani partiamo per le Cameron Highlands. Facciamo un ultimo giro lungo le Street Art di China Town, con disegni realizzati con il ferro battuto appoggiato lungo i muri e murales disegnati intorno ad oggetti reali. Oppure lungo le vie del colonialismo, piene di chiese e palazzi d’epoca. E mentre camminiamo sotto un sole impietoso che picchia proprio dall’alto, senza fare ombre, continuiamo a pensare alla frase di Lidia: “Sei vecchio perché ti fanno sentire vecchio.”

Lampade cinesi del Tempio Khoo Kongsi
L'arte di strada dalla finestra della nostra guesthouse
Il bambino è disegnato, la sedia vera
E' divertente cercare quest'arte in giro per la città
Dal 60° piano del Komtar i tetti della città vecchia tra i grattacieli

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