domenica 17 marzo 2013

Sul treno della giungla

[Malesia]  Finita la nostra avventura nel Parco Nazionale del Taman Negara partiamo alla volta delle Isole Perhentian, sulla costa orientale, dove la stagione giusta per andarci sta cominciando proprio ora. Sono isole simili a quelle thailandesi, con acque azzurre, sabbia finissima, coralli e pesci di vari colori. Si potrebbe arrivarci in giornata da Kuala Tahan, prendendo il solito pacchetto, pulmino più barca, al costo di 90 ringgit (23 euro), ma noi vogliamo salire sul famoso treno della giungla che da Gemas, a sud di Kuala Lumpur, dopo 536 km arriva vicino a Kota Bahru, la città del nord est famosa per i suoi mercati, passando attraverso la più antica foresta del mondo. Impiegheremo un giorno in più per arrivare alle isole, ma siamo sicuri che ne valga la pena.

La stazione a noi più vicina è Jerantut, 70 km da Taman Rhata, che si può raggiungere tornando indietro con la barca lungo il fiume (35 ringgit), oppure prendendo un bus locale (7 ringgit). Un po’ per i soldi e un po’ per non rifare la stessa strada, scegliamo il bus. La scelta si rileva ottima perché su quel bus sale e scende continuamente tutta l’umanità dei piccoli villaggi, studenti e contadini, e passa in mezzo ad una lussureggiante vegetazione che a tratti lascia spazio ad intense coltivazioni di palme da olio. Queste coltivazioni sono una piaga per il parco, perché ogni anno migliaia di ettari vengono disboscati per sostituirli con queste piante redditizie.

In bus una studentessa mussulmana ha in mano un libro di scienze, le chiedo di vederlo, è tutto in inglese, mi dice che le materie scientifiche vengono insegnate in questa lingua, mentre le altre in malese. Così capisco perché in Malesia tutti conoscono un po’ d’inglese, anche lo spazzino per strada. Avete mai visto nelle scuole italiane un libro di matematica o di scienze in inglese? Mentre continuo a parlare con lei guardo il suo sorriso che contrasta con quel vestito da suora che si ritrova addosso. Lo hijab non è una scelta in Malesia, è praticamente obbligatorio per le mussulmane, in alcune parti del paese potrebbero addirittura essere multate se non lo portano, i cinesi e i turisti possono invece vestirsi come vogliono. Assurdità che sorgono quando la fede si mescola alla politica.

Il treno costa poco, 25 ringgit a testa per sette ore di viaggio e non occorre prenotare, è un espresso con aria condizionata. Prendere la terza classe in un treno locale sarebbe stato molto più bello, perché la quantità di gente che sale dai villaggi con tutto il suo carico di mercanzia da portare al mercato delle città è affascinante: polli, uova, ceste di verdura, scatole di ogni genere, cibo cotto e l’immancabile puzzolente duran; ma gli orari per quel treno sono improponibili, arriveremmo a Kota Bharu nella notte.

Il treno parte in ritardo, anche se poi recupererà buona parte del tempo, e la locomotiva diesel sbuffa un fumo nero che talvolta entra negli scompartimenti. La vegetazione ai lati del treno si fa subito fitta e talvolta sbatte sui finestrini. Le fermate sono molte e spesso non sono nient’altro che una semplice piattaforma nella giungla. Proprio a Jerantut dove, noi siamo saliti, inizia la foresta e finirà dopo parecchie ore a Gua Musang, quando il paesaggio si apre su ampi tratti coltivati e su montagne di calcare che si elevano improvvisamente al cielo.

La ferrovia della giungla è stata iniziata nel 1910 e finita solo dieci anni dopo, un’opera di alta ingegnerai per quei tempi, con il Sungai Kusial Bridge, il ponte in ferro che è ancora il più lungo della Malesia. Durante la Seconda Guerra Mondiale i giapponesi smantellarono  240 km di questa tratta per usarne il materiale nella costruzione della Ferrovia della Morte tra Thailandia e Myanmar, dove si trova il ponte sul fiume Kwai, reso famoso dall’omonimo film.

Arriviamo a Kota Bharu alle otto di sera e dividiamo il taxi per il centro della città con due simpatici spagnoli. Ovviamente il taxi fa la cresta, invece di 20 ringgit ne chiede 30, i tassisti sono uguali in tutte le parti del mondo. Andiamo subito al KB Backpacker Inn, consigliato dalla Lonely. Sono per lo più stanze dormitorio ma con alcune doppie senza finestra e senza bagno, una sola ha la finestra che volge sulla strada rumorosa, scegliamo quella anche se è sporca e ci costringono a muoverci ovunque a piedi scalzi, pure in bagno (figurati! Ci portiamo di nascosto le ciabatte), tanto per una notte va bene così, e poi qui ci possono organizzare il viaggio per le isole l’indomani.

Per le isole partiamo a mezzogiorno, avendo tutto il tempo per vederci alcune case mueso e il famoso mercato a più piani di Kota Bharu…stupendo.  

La locomotiva sbuffa mentre attraversa la giungla...
...ponti sui fiumi...
...e piccole stazioni
Gita scolastica
Il mercato di Kota Bharu è uno dei più colorati della Malesia
Il percorso del treno

1 commento:

  1. ruggero paola, ho proprio voglia di rivedervi.Buona continuazione. Daniele Quo Vadis

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