sabato 17 novembre 2012

Il rogo della sposa e la condizione della donna in India

[India]  Il 70% delle ragazze che frequentano la scuola del Progetto Alice arriva da famiglie povere. In molti casi non possono nemmeno permettersi di pagare la già misera retta mensile e avrebbero probabilmente lasciato le figlie senza istruzione se Valentino non le avesse accolte gratuitamente, dando loro la possibilità di puntare ad un marito migliore, perché istruite. Ogni giorno le guardo e penso al triste futuro che comunque le aspetta.

La condizione della donna
   
Fuori dalle grosse città le donne indiane conducono una vita spaventosa: fin dalla nascita devono restare sotto la tutela del padre, del marito o dei figli maschi che ne possono disporne a piacimento, con la sola condizione del mantenimento. Queste regole permangono quasi intatte dal V° secolo a.C., quando furono scritte nel “Codice Manu”. La tradizione indù vuole che la sposa sia completamente sottomessa alla famiglia del marito e che debba immolarsi sulla pira nel caso muoia, nel tristemente famoso rito del sati. Il disprezzo delle donne che sopravvivono al marito si ritrova anche nei dialetti locali dove la parola “vedova” equivale a “donna di malaffare”.

Gli inglesi abolirono il rito del sati, ma le tradizioni religiose son dure a morire. Se sono ormai rarissimi i casi di donne che si buttano sulla pira insieme al consorte, per quelle che sopravvivono rimane una vita di emarginazione e di stenti: rifiutate sia dalla famiglia d’origine che da quella del marito, alla quale appartengono i figli, finiscono per chiedere l’elemosina o, nei casi più fortunati, vengono accolte negli ashram e nei templi a pregare o lavorare. La scuola di Sarnath, “Alice project”, ha offerto del lavoro a qualcuna di loro, in cucina e nelle pulizie.

Anche l’infanticidio femminile è stato abolito dagli inglesi, ma permane sotto altre forme, soprattutto nelle caste inferiori. L’aborto è ampiamente praticato nelle grandi città dove il 99% dei feti abortiti è di sesso femminile, nei villaggi vengono invece lasciate morire d’inedia appena nate o avvelenate dalla nonna paterna a cui spetta questo compito. Valentino racconta che, mentre stava facendo visita alla casa di uno studente, si accorse di un fagottino pieno di mosche buttato nell’angolo, era una bambina, ammalata secondo la madre. La portò dal medico il quale disse che non aveva nessuna malattia, stava solo morendo di fame. Il ragazzo era bello pasciuto e la sorella veniva fatta morire di fame dalla madre, attribuendo la colpa ad una presunta malattia, così era giustificata verso gli altri.

Il brano che segue è tratto dal tema di Sangeta Rai, una studentessa della classe XI; è angosciante pensare che questa ragazze crescono già con la consapevolezza che la loro vita sarà priva di libertà:

Il trattamento delle donne (di Sangeta Rai, classe XI, Sranath, India): Le ragazze indiane non sono fortunate come quelle degli altri paesi. La loro nascita è un grande problema per i genitori che diventano tristi perché pensano: “dove troveremo i soldi per la dote quando si sposerà?”  Per questa ragione molte volte non le mandano a scuola, sarebbe solo una spesa in più. Non possono nemmeno frequentare i ragazzi o vestirsi all’occidentale e vivono nascoste fino al matrimonio, prima dipendendo dai genitori, dopo, dalla famiglia dal marito. Quando arrivano nella casa del marito sorgono molti problemi perché vengono maltrattate e spesso bastonate dalla suocera e la causa di tutto questo è quasi sempre la dote o l’incapacità di generare figli maschi.

Si fermano alle botte? No, si va ben oltre con la triste prassi del “rogo della sposa” . E’ più frequente di quanto si creda, soprattutto nei villaggi e nelle zone dove la tradizione religiosa è più radicata, come a Varanasi. Nel primo giornale che ho letto in India, l’Hindustan Time, c’era proprio la notizia di una donna arsa viva insieme alle sue due bambine, dopo che aveva litigato con la suocera. Il marito sostiene che si è data fuoco da sola dopo essersi cosparsa con il kerosene. In realtà, la moglie viene ammazzata quasi sempre dal marito con la complicità della suocera (la madre di lui). La polizia sta indagando ma non farà niente, come sempre, quando addirittura non è complice. Ho voluto riportare sotto parte dell’articolo scritto in inglese per mettere in evidenza che, nel presunto suicidio, non si parla di disperazione o depressione della donna, ma di scatto d’ira, come se la colpa fosse sua.

I matrimoni sono ovviamente combinati, una donna deve accettare il marito deciso dal padre e solo nelle caste più alte può osare di dire che il tal uomo non le piace, sperando che il genitore ne cerchi un altro. Quando la donna entra nella casa del marito deve lasciare il lavoro e diventa praticamente una schiava. Nella scuola di Sarnath le maestre, che già appartengono ad una casta più alta, hanno dovuto comunque chiedere il permesso di continuare lavorare alla suocera. Si alzano alle 4.30 del mattino perché devono fare tutti lavori di casa prima di uscire.

Finisco la tristissima serie dei racconti sulla condizione delle donne con quello di un ragazzo della minoranza chakma, riportato su un quaderno della scuola:

“Quando ero bambino a casa mia i genitori litigavano in continuazione. Mio padre. Vittima dell’alcool ricavato dal riso, insultava e picchiava mia madre. E lei, per evitarmi la sofferenza di questa violenza, quasi quotidiana, decise di mandarmi a vivere dai nonni. Rimasi con loro per alcuni anni, Un giorno, i nonni mi dissero che dovevo ritornare velocemente dai miei genitori. Tornai a casa, ma trovai solo mio padre. Gli chiesi dove fosse mia madre, ma non mi rispose. Aspettai e aspettai, ma la mamma non tornava. Allora, decisi di andarla a cercare nel bosco intorno al villaggio. Cercai a lungo finché la trovai. Stava sotto un albero legata ad una corda… ‘Mamma! – gridai – che cosa stai facendo?’ Corse verso di me e mi abbracciò, piangendo.”

L’indice del divario di genere… che colpisce anche l’Italia

Da alcuni anni il divario di genere, in termini di opportunità, viene misurato dal Gender Gap del World Economic Forum in 132 stati del mondo: http://www.weforum.org/issues/global-gender-gap  L’India si trova tra gli ultimi posti in classifica, confermando che la condizione femminile in questo paese è una delle peggiori al mondo. Stupisce comunque anche il dato italiano che si classifica all’80-mo, in pratica le donne in Italia stanno peggio di quelle del Malawi e del Ghana!

L’articolo di giornale di cui parlavo:

Woman immolates self, kids over minor tiffHindustan Times - Varanasi, 0ctober 30, 2012 
A tiff over a minor household chore between a woman and her mother-in-law claimed three lives including those of two kids, at Loha Mandi in Maldahiya, Varanasi on Monday.The deceased were identified as Seema, 28, and her two children Alok, 4, Tiya,2. The woman in a fit of anger, after the tiff, allegedly committed suicide by buring herself and her children. Seema’s husband Deepak Kumar, 30, sustained severe burn injuries while trying to douse the fire. No one has been arrested as yet and police are investigating the matter…Accordin to reports, the incident happened on Monday afternoon when Seema and her moter-in-low Sudama had a heated argument over conducting sanitation in the house….

Raramente le donne possono lavorare dopo il matrimonio
Uno dei compiti della donna è quello di lavorare le mattonelle di sterco

2 commenti:

  1. le donne non devono essere sfruttate

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  2. C'e poco da commentare,,,,agghiacciante!!!

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