venerdì 23 novembre 2012

La fiera dei cammelli di Pushkar - Pushkar Camel Fair

Da Jaipur siamo arrivati a Pushkar in poco più di due ore, la sabbia sollevata dal treno entrando finissima dai finestrini ci ricorda che siamo nel deserto del Thar, il più grande dell’India, che si estende fino ai confini con il Pakistan. La città santa di Pushkar, importante meta del pellegrinaggio hindu, è all’inizio del deserto, ma già circondata da piccole dune di sabbia. Ci sono 400 templi colorati di azzurro e un lago sacro con 52 ghat, dove al mattino si svolgono le puja (preghiere) che creano un sottofondo di salmi, canti religiosi, tamburi e gon, fin dalle 5 del mattino…e no se dorme! Un mondo di spiritualità dove i fedeli dovrebbero recarsi in visita almeno una volta nella loro vita.

La via principale, un unico lungo bazar, in questi giorni è stracolma di gente per la fiera dei cammelli più grande del mondo. Ogni anno infatti circa 200.000 persone, 10.000 cammelli, cavalli e altri capi di bestiame, arrivano in questa località proprio nell’ottavo mese lunare del calendario hindu. Dalle varie parti del deserto i cammellieri partono con le loro ‘navi del deserto’ e iniziano il lungo viaggio a piedi che li condurrà a Pushkar in tempo per la luna piena, nel giorno di Kartik Poornima (che corrisponde all’ultimo giorno della festa), in cui si crede che Brahma abbia fatto sorgere il lago. E’ il momento in cui numerose persone si bagnano nelle acque sacre.

La città è una straordinaria giostra di colori, suoni e attività, affollata di musicisti, mistici, turisti, commercianti, animali, incantatori di serpenti e bambini in equilibrio sulla fune. Ogni mattina ci sono gare per chi ha i mustacchi più lunghi (anche mezzo metro per parte!), per chi avvolge più in fretta il turbante o per vedere in quanti riescono a stare in equilibrio su un cavallo. La più eccitante è la prova di quanto peso un cammello può portare: per dimostrarlo gli uomini salgono uno dopo l'altro sulla groppa dell’animale, tenendosi aggrappati in questa posizione di precario equilibrio.

La strada che attraversa la città si apre su uno spazio grande dove la vista sugli animali non ha fine, poi iniziano le tende degli accampamenti e i fuochi con cui la gente prepara il cibo e si riscalda dal freddo della notte. Seduti in cerchio, gli uomini dai grandi turbanti colorati chiacchierano, scambiano trattative e si passano tra le mani grandi cilum, delle speciali pipe di terracotta che usano per fumare.

Sono tanti anche i fotografi, con teleobiettivi enormi e macchine fotografiche appese alla cinta come fossero pistole… uno ne aveva addirittura tre. Le contrattazioni avvengono soprattutto il mattino, ma i colori più belli sono nel tardo pomeriggio, quando il sole sta tramontando. Qualcuno tosa i cammelli, altri guardano se i denti sono sani, oppure infilano nelle narici dell’animale degli anelli di metallo, per renderlo più bello, mentre altre persone trattengono il povero cammello per le labbra. Il loro sterco, a palline, viene puntualmente raccolto dalle donne con un cesto, come fossero castagne. Una volta secco servirà per cucinare.

La fiera dura otto giorni e quasi ogni mattina c’è una manifestazione diversa, ma sono un po’ tutte uguali: vista una, viste tutte. La vera attrattiva sono gli animali nel deserto. Due giorni sarebbero stati sufficienti ma siamo qui anche per incontraci con due nostri cari amici di Reggio Emilia, Katia e Maurizio, anche loro in anno sabbatico. Ci siamo contagiati. Katia è una piacevolissima insegnante di inglese poliglotta che riesce a coinvolgere sempre tutti, mentre il simpatico Maurizio deve ancora abituarsi alla sua “prima volta in India”.

La fiera di Pushkar verso il tramonto
Le danzatrici durante gli spettacoli della mattina
I cammellieri mentre fumano il cilum
Spettacoli durante la fiera
Sulle narici dei cammelli vengono messi degli anelli per renderli più belli
L'ottimo pane cotto con lo sterco di cammello
I nostri amici, Katia e Mauri

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