giovedì 1 novembre 2012

Taj Mahal, un amore da meraviglia

                                              “Il Taj Mahal è una lacrima sulla guancia dell’eternità”
R. Tagore

 [India]  E’ la “gemma tra tutti i palazzi”, una meraviglia universale che lascia a bocca aperta chiunque lo guardi, tanto da essere considerata l’ottava meraviglia del mondo. Un atto d’amore dedicato dall’imperatore Shah Jahan all’adorata terza moglie Mumtaz  Mahal, morta a 39 anni dando alla luce il quattordicesimo figlio. Il mausoleo in marmo bianco è intarsiato di lavori calligrafici, pietre preziose, semipreziose e intricati disegni floreali che rappresentano il paradiso.

 Mamtuz muore nel 1631 e getta l’imperatore nella disperazione, malgrado abbia altre tre mogli e 3000 concubine, si racconta che i suoi capelli diventarono bianchi in un solo giorno. L’anno successivo cominciò la costruzione del mausoleo che durò oltre vent’anni. Vennero chiamati i migliori architetti ed artigiani da tutto il mondo e le persone impiegate nei lavori furono più di 20.000. Poco tempo dopo aver ultimato il mausoleo l’imperatore venne detronizzato dal figlio e incarcerato per otto anni nel Forte di Agra dove trascorse il resto dei suoi giorni ammirando la sua creazione dalla finestra. Alla sua morte, Shah Jahan venne sepolto accanto alla sua amata Mumtaz. 

 Amore estremo, amore folle, amore disperato. Per amore si scalano le montagne e si costruiscono mausolei. Duemila anni prima ad Alicarnasso, l’attuale Bodrum, in Turchia, venne progettata la prima tomba monumentale destinata a diventare una delle Sette Meraviglie del mondo antico e costruita anch’essa per amore. Una donna in questo caso, Artemisia, la fece erigere per la morte dell’amato marito, nonché fratello, il re satrapo Mausolo. La regina morì prima della fine dei lavori ma gli artigiani completarono comunque l’opera in onore della bellezza. Tale era la magnificenza e l’imponenza della tomba di Mausolo, che il termine mausoleo venne poi usato per indicare tutte le grandi tombe monumentali.

 Mi ricordo ancora quando qualche anno fa, passando con l’autobus vicino a Bodrum, ci siamo fatti lasciare in piena notte sulla strada per visitare le quattro misere pietre rimaste sul posto dove sorgeva il mausoleo. L’emozione di calpestare il suolo dove sorgeva una delle Sette Meraviglie è stata fortissima, tanto che decidemmo di visitarle tutte. L’unica Meraviglia che non è stato possibile vedere sono i Giardini Pensili di Babilonia a Bagdad, per i noti problemi di sicurezza. Visitarle è stato un fantastico viaggio tra realtà e fantasia. Ad Agra abbiamo rinnovato quelle emozioni.

 E’ comunque singolare il fatto che il più grande tempio dell’amore sia proprio in una terra dove l’amore non è libero, dove ancor oggi lo sposo e la sposa vengono scelti dai rispettivi genitori ed è praticamente assente qualsiasi complicità prematrimoniale: a scuola non è nemmeno immaginabile che nascano storie tra ragazzi e ragazze. Eppure anche le indiane sognano un uomo come l’imperatore Shah Jahan, le studentesse delle classi che seguo a Varanasi conoscono tutti i particolari di questa storia. L’amore non manca, è semplicemente spostato a dopo il matrimonio, imparando ad amare chi ti trovi accanto.

La visita
Agra, insieme a Delhi e Jaipur forma il “triangolo d’oro del turismo indiano”, una delle zone più visitate del subcontinente. Siamo arrivati in città con il treno notturno da Varanasi, durante i tre giorni di sospensione scolastica per la festa del Durga Puja. Non è facile entrare nel Taj Mahal senza fare una lunghissima coda, ci sono 3 milioni di visitatori all’anno, una media di 10.000 al giorno, così scegliamo di andarci l’indomani all’alba quando le comitive dei turisti non sono ancora arrivate. Inoltre, il momento in cui sorge il sole è il più bello perché dona al mausoleo un particolare colore dorato mentre i fumi del fiume Yamuna lo avvolgono come un velo che svela e nasconde. Prendiamo una camera con vista sul Taj al Suniya Palace Hotel, peccato che il mausoleo non venga illuminato di notte.

 Dopo essere stati catapultati giù dal letto alle 5 esatte, per le urla del muezzin emesse dagli altoparlanti della vicina moschea, siamo entrati nel monumento. Il mausoleo vero e proprio si visita velocemente ma il complesso di giardini adorni di fontane, vasche, aiuole e piante, è veramente esteso. Ciò che viene spontaneo quando si visita il Taj è sedersi e contemplarlo: rialzato com’è di fronte al fiume, un vero colpo di genio architettonico di chi l’ha costruito, si staglia nel blu del cielo come un castello sospeso, si potrebbe rimanere ore ad ammirarlo nella sua stupenda semplicità.

Il costo d’ingresso per gli stranieri è molto alto, 750 rupie rispetto alle 20 che pagano gli indiani, uno sproposito per l’India, ma questi 11 euro valgono assolutamente la pena. Il biglietto vale per un solo ingresso, in realtà, chiedendo, ti lasciano entrare più volte nel corso della stessa giornata. Al tramonto, prima di ripartire con il treno, ci concediamo una cena sulla terrazza del nostro albergo, mentre il Taj Mahal viene avvolto nel rossore delle ultime nubi e si vedono ancora le sagome di migliaia di visitatori in attesa di entrare nella tomba.
 "Il Taj Mahal è l'incarnazione della bellezza"  Rudyard Kipling

L'imperatore Shah Jahan sosteneva che "facesse 
versare lacrime agli occhi del sole e della luna" 

 
Non sembra ma è molto leggero







2 commenti:

  1. Meraviglioso!! A volte ho l'impressione che siate dentro ad una favola... e noi ad occhi aperti che vi seguiamo,come bambini affascinati dalla storia... Un grosso abbraccio, Cri

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    1. Grazie cara cristina, sei molto gentile...beh, se vedi la sporcizia di Varanasi non la chiameresti tanto favola, ma a parte quello..vediamo delle cose molto belle..
      paola e rug

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