lunedì 14 gennaio 2013

Le 60 tonnellate d’oro dello Shwedagon


[Birmania]  Oggi siamo stati alla grande pagoda Shwedagon di Yangon, una meraviglia di armonia e splendore, simbolo del Paese e sicuramente uno dei monumenti religiosi più spettacolari al mondo. Costruita su una collina alla quale si accede da quattro immense scalinate, è costituita da un complesso di costruzioni tra cui spicca l’enorme cupola piramidale a forma di campana rovesciata piena d’oro, solo lo stupa ne contiene 60 tonnellate. Si dice che ci sia più oro sui rivestimenti di questo tempio che in tutti i caveau della Banca d’Inghilterra.

I fedeli inginocchiati che pregano, l’aria che profuma di incenso, e il silenzio, creano un’atmosfera estremamente mistica, soprattutto verso il tramonto quando gli ultimi raggi di sole accendono il colore dell’oro. Poi, al calare del buio, grandi fanali illuminano quasi a giorno la pagoda e si accendono le aureole dei Buddha fatte di luci colorate che si muovono a spirale effetto Luna Park.

Per salire le grandi scalinate si deve essere a piedi nudi neppure i calzini sono permessi. Arrivati al centro si cammina tutto attorno in senso orario, su un pavimento di marmo bianco, tra una miriade di piccole pagode, templi, reliquiari, padiglioni e statue che fanno da cornice al possente stupa centrale che si innalza per quasi cento metri. I fedeli sono in preghiera, accendono incensi, offrono fiori.  

La parte più alta dello stupa è costituita da elementi caratteristici come il germoglio di banano e innumerevoli fiori di loto d’oro. Il germoglio è rivestito da 13153 lamine d’oro di 30 cmq ciascuna. Nella parte finale spicca l’asta alla quale sono appese campane d’oro e d’argento, oltre a vari pezzi di gioielleria. La banderuola posta alla fine gira a seconda della direzione del vento, è rivestita anch’essa d’oro e vi sono incastonati 1100 diamanti per un totale di 278 carati, per non parlare delle atre 1382 pietre preziose. Infine, in cima alla banderuola c’è il globo di diamanti, una sfera cava d’oro nella quale sono incastonati ben 4351 diamanti per complessivi 1800 carati. In cima al globo spicca un diamante da 76 carati. Tutto questo è ovviamente visibile solo con un binocolo posto alla base.

Oltre ai tanti Buddha distesi o seduti ci sono anche statue di animali come il leone e la tigre. In alcuni punti del tempio i fedeli con delle ciotole in argento bagnano prima il Buddha poi l’animale posto appena più in basso. Ho consumato anch’io questo rito propizio. Una ragazza mi spiega che c’è un animale per ogni giorno della settimana, ogni birmano conosce il giorno in cui è nato e prega davanti l’animale corrispondente. Io sinceramente non so di che giorno della settimana sono nata, visto che qui è così importante magari lo chiedo a mia madre, o più semplicemente lo guarderò in internet.

La ragazza birmana, dal nome difficile, dice ancora orgogliosa che la grande pagoda non fa mai l’ombra e mi rassicura che per quante volte lei sia venuta qui a pregare non l’ha mai vista. Mah, con tutti questi Buddha da guardare e i fumi degli incensi, anch’io forse non l’ho vista, solo con un altro giorno di sole potrò verificare. Anche questo è motivo per cui allo Shwedagon ci devo proprio tornare.

Usciamo dalla pagoda dopo oltre 3 ore e andiamo alla fermata del bus. Saliamo su una specie di pik up insieme ad un simpatico birmano in gonna e ciabattine che sembra abbia vent’anni e invece ne ha 34, sposato e con due figlie di cui sapremo tutto. Ci accompagnerà fino al quartiere cinese, con Il mercato alimentare serale animato da quella speciale atmosfera che si respira in tutte le Chinatown del mondo. Ceniamo con pesce alla griglia e una buona birra Myanmar, illuminati da grandi lampade cinesi.Torniamo a piedi facendo un ultimo giro intorno alla pagoda Sule Paya, vicino al suo pinnacolo questa sera c’è una sottilissima falce di luna con le punte perfettamente rivolte verso l’alto.  

La pagoda Shwedagon illuminata a giorno
All'interno della pagoda sono tanti i piccoli templi dove i fedeli pregano
Si accendono candele, poi si bagna il Buddha e l'animale ai suoi piedi 

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