venerdì 7 settembre 2012

In una yurta a 3000 metri


[Kirghizistan]  Ieri siamo saliti oltre i 3000 metri per dormire in una yurta sulle rive del lago Song Kol. Il cielo era coperto, con tanto vento e molto freddo, abbiamo dovuto chiedere una giacca all’autista. Solo nel tardo pomeriggio è uscito un sole che ha moltiplicato i colori. Intorno a noi montagne brulle e diversi gruppi di yurte, con pecore, cavalli e yak, alcuni liberi, altri guidati da abili kirghisi su cavalli al galoppo. Il vento creava sul lago delle grosse onde mentre una miriade di uccelli cercava del cibo, c'erano anche alcuni fenicotteri.

Yurte bianche si concentrano a poca distanza dalla riva a gruppi di tre o quattro. Queste abitazioni mobili a forma circolare sono la casa delle famiglie nomadi, ognuna delle quali ha normalmente più tende: una per la cucina, una come sala da pranzo e una terza per dormirci. Ma non è raro che riescano a fare tutto in una sola yurta, con grande abilità di suddivisione degli spazi: dopo la cena il basso tavolo centrale viene spostato, in piedi, vicino alle pareti, mentre i materassi e le grosse coperte, che erano ben riposti, sono stesi sul pavimento; c’è lo spazio per sei/otto persone. Una stufa alimentata con sterco secco, l’unico combustibile reperibile nella zona, serve sia per fare da mangiare che per alzare di alcuni gradi la temperatura.

La struttura che tiene in piedi la yurta è fatta di piccoli pali in legno di salice intrecciati; le pareti esterne sono ricoperte di pelle di pecora rese impermeabili dal grasso, mentre internamente vengono appesi dei tappeti di feltro. Il tetto, a forma conica, ha un’apertura centrale per far entrare la luce e far uscire il fumo della stufa, se piove viene chiuso manovrando una serie di corde dal basso.

Ci siamo scaldati vicino alla stufa assaggiando il latte di giumenta fermentato, la loro bevanda tradizionale (imbevibile!) e guardando la donna lavorare abilmente la pasta, mentre i bimbi, con la faccia arrossata dal freddo e dall’altitudine, giocavano con un piccolo trattore di plastica portato da qualche turista. Dopo pochi minuti, il figlio più grande di appena dieci anni, già stava in groppa al cavallo per guidare un gruppo  di escursionisti verso la montagna.

Il bambino più piccolo ha fatto la cacca, salviettine umidificate? No. La madre lo prende in braccio, sale a cavallo e lo porta al lago per lavarlo…a 3000 metri, mentre noi stiamo morendo dal freddo!

La cena è molto ricca con pane e pasta fatti da loro, è incredibile come riescano a preparare così tanto con niente, appena si finisce la tazza di te’ la donna la prende per riempirla, con movimenti lenti e dolci. Dopo cena entriamo nella nostra yurta trovando il letto già pronto, la stufa accesa e una candela sul comodino di cartone. 
Mi stendo ma non riesco ad addormentarmi facilmente, il cuore batte forte per gli effetti dell'altitudine.

Questi non siamo noi!

 La preparazione della pasta,
 con poco riescono a fare una buona cena.

 L'interno della yurta, alla sera si sposta il tavolo
 e diventa una camera da letto.

2 commenti:

  1. Ciao carissimi, seguo le vostre avventure con molto interesse! Da ieri sera sto leggendo a Lucia le vostre avventure... siamo riparti da Venezia! Grazie per tutti i vostri racconti e le bellissime foto!

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    1. ma che bello Elvis, grazie a voi che ci seguite..
      un abbraccio Paola e Ruggero

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