mercoledì 12 settembre 2012

Hotan, la città della giada


[Cina]  Come in altri paesi “simpatici”, anche in Cina molti siti internet sono vietati, tra cui facebook e alcuni blog, il nostro compreso. Una veloce ricerca in internet ci ha portato a comprare un programmino per 8$ al mese che permette di superare il blocco. (www.cars17.info – scrivo l’indirizzo, magari in futuro potrebbe servire anche in Italia). Funziona, ma non ci permette di caricare le foto. 
 
Abbiamo bisogno anche di una guida per la Cina, la cosa più semplice e comoda è stata quella di scaricare i capitoli in pdf che ci interessano, per pochi euro, dal sito della Lonely Planet. Poi li possiamo guardare sul computer o sul lettore Kindle, non è comodo come avere la guida cartacea, ma nemmeno pesano.

Con i cinesi è difficile farsi capire, a volte rischi davvero di perdere la pazienza. In alcuni casi è pure ridicolo, nuvole di persone ti circondano per discutere vivacemente, e a lungo, su una tua richiesta, tu intanto ti stufi e te ne vai mentre loro quasi non se ne accorgono, ancora intenti a parlare. Non riescono nemmeno a capire una parola universale come “toilette”, ti abbassi, simulando di fare i tuoi bisogni e allora, ridendo, ti indicano il luogo. Difficilmente i negozi e i ristoranti hanno i servizi interni, tutti confluiscono in quelli pubblici sparsi per la città. 

I bagni sono decisamente impossibili. Quando entri un odore fortissimo, nauseante, ti prende allo stomaco, cerchi di trattenere il respiro, ma poi cedi e ti consoli pensando che, in fin dei conti, di puzza non è mai morto nessuno. Non esistono porte all’interno, ma un muretto alto mezzo metro, dove vedi tutte le altre donne cagare a cavallo di una fessura larga circa 40 cm ricavata direttamente sopra la latrina. Ognuna fa i suoi rumori, incurante di tutte le altreMalgrado la larghezza, non tutte prendono bene la mira, quindi non è il caso di avere dei sandali troppo bassi. E come se non bastasse, poi bisogna uscire spostando una tenda lurida e pesante che farà di tutto per pennellarti le gambe con il concentrato di escrementi presente nel pavimento.

Oggi:

Alle quattro del mattino, in pieno sonno, ci fanno scendere dal bus, noi invece pensavamo di avere altre tre ore di viaggio. Ci sistemiamo di fronte alla stazione di Hotan cercando di capire cosa fare, è buio pesto, ma c’è un via vai continuo di persone tra cui coppie con bambini in braccio che sembra stiano facendo una passeggiata serale. Nel silenzio della notte queste nere figure ci fanno compagnia. Alla fine della strada c’è un locale aperto con dei comodi tavolini, ci sediamo studiando un itinerario per il viaggio verso lo Yunnan, tra i capitoli della nuova guida comperati in internet. Dopo dieci minuti ci vengono portati due enormi piatti di riso e carne. Rifiutiamo, scusandoci del malinteso. Più tardi capiremo che questa è la loro colazione! 

L’attrattiva di Hotan è il mercato, il più grande e il più visitato di questa regione, soprattutto la domenica quando le famiglie arrivano a flotte dai villaggi vicini, con i carretti trainati da muli. Il bazar è vivace e diviso in vari settori: c’è quello della lavorazione del ferro, del legno, dei venditori di tappeti, della seta e soprattutto della giada, che nei dintorni di Hotan si può estrarre in grandi quantità. Chiassosi tuk-tuk trasportano la gente tra i vicoli del bazar, mentre tavolacce e cucine improvvisate mettono in bella mostra cibi che mai potremmo mangiare.

Carretti sulle strade di Hotan.

Al mercato del bestiame si controlla la dentatura degli animali.

In una via del bazar in una pausa ci si fa barba e capelli.

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