giovedì 27 settembre 2012

Intorno a Shangri-La

Senza uscire si può conoscere il mondo intero.
Senza guardare dalla finestra, si possono conoscere le vie del cielo.
Più lontano si va, meno si impara.
Laotzu, Tao Te Ching  (poeta cinese)

E’ chiaro che Shangri-La non ci piace, anche se dobbiamo rassegnarci: usciti dai circuiti poco battuti, dove il turisti cinesi non sono ancora arrivati, ogni attrattiva turistica è una Disneyland, creata proprio per il turismo interno che possiamo ipotizzare in un rapporto di 100 a 1, cioè 100 turisti cinesi per ogni turista straniero. Arrivano generalmente in gruppi, con tanto di corriera e guida urlante, e invadono tutto parlando a voce alta. In due cose i cinesi hanno delle affinità con gli italiani: la corruzione dilagante e il fatto di sbraitare ovunque, soprattutto se stanno parlando al telefono in bus o in treno.

Così prendiamo la bici a noleggio e usciamo dalla città con un foglietto in tasca dove ci siamo fatti scrivere la destinazione in cinese, lago Napa Hai, anche se serve a poco perché in tutte queste zone vicino ai confini del Tibet e del Laos si parla una lingua locale, malgrado il mandarino venga insegnato a scuola. Così, non solo devi interpretare le loro indicazioni, se ti dicono che manca un chilometro, sono almeno cinque, ma devi anche individuare una persona giovane o colta nella speranza che conosca il cinese. Se poi quelli a cui chiedi informazioni sono in gruppo è finita, cominciano a parlare tra di loro della tua destinazione e non finiscono più. Alla fermata del bus mostriamo il nostro biglietto ad una ragazza che si consulta con un giovane poco distante da lei, vanno avanti cinque minuti a discutere, senza badarci…forse sta nascendo una storia d’amore?

Tra i gas di scarico dei camion, strade superveloci e zone industriali, riusciamo finalmente ad arrivare al lago, una bellissima zona di campagna a 3400 metri di altezza. I contadini stanno arando la terra utilizzando gli yak e le donne della minoranza tibetana Pumi, con il loro caratteristico cesto sulle spalle, raccolgono le ultime spighe di grano rimaste nel campo. Altri raccolgono il fieno sistemandolo su dei trespoli di legno posti in mezzo ai campi o nei cortili delle case. Il paesaggio è molto bello con le alte montagne sullo sfondo e  mandrie di cavalli e yak che pascolano liberi. Mentre torniamo ci attraversa la strada una scrofa di cinghiale con i suoi piccoli.

Lo Yunnan è una delle regioni più belle della Cina e oltre alla presenza di paesaggi mozzafiato e monasteri tibetani, vanta la più grande concentrazione di minoranze etniche di tutto il paese: Dai, Naxi, Tibetani, Mosu, Lisu e Pumi. Gli uomini generalmente vestono all’occidentale, mentre le donne hanno i loro vestiti caratteristici che cambiano forma e colore a seconda del gruppo a cui appartengono. Le donne Bai e Pumi di questa zona raccolgono i capelli in una treccia, che avvolgono in uno chignon sulla nuca e coprono con cappelli coloratissimi.

La caratteristica comune di tutte queste minoranze risiede nell’importanza della donna nella società, che è generalmente superore a quella dell’uomo, alcune sono vere e proprie  società matriarcali. Un’usanza particolarmente interessante dei Bai è quella della “corsa dei cuscini”. Durante la cerimonia del matrimonio, lo sposo e la sposa si allontanano per recarsi alla casa nella quale abiteranno; poi dalla soglia corrono verso la camera da letto: il primo che afferra i cuscini sarà colui (o colei) che detterà le regole in casa.

Tornando dal lago facciamo una bella deviazione tra mandrie di yak e strade di campagna per raggiungere il monastero tibetano più importante di tutta la Cina sud-occidentale, risale a circa 300 anni fa e ospita oltre 600 monaci. E’ in una splendida posizione, arroccato sulla montagna. Oltre ai templi ospita le case dei monaci, un vero e proprio villaggio. Prima di tornare in città percorriamo il kora intorno alle mura del monastero, è cosi grande che impieghiamo quasi un’ora. Dopo le sei di sera la temperatura scende velocemente, arriviamo in città infreddoliti ma in tempo per concederci degli spiedini di funghi e melanzane nei chioschi della piazza principale. Alle 20, come ogni sera, comincia la musica sparata da grandi altoparlanti e tutti, turisti e locali, riempiono la piazza danzando.

La bella zona di campagna nei dintorni di Shangri-La.
Donne dell’etnia Pumi con i loro cesti sulle spalle.
Yak che trainano l’aratro.
Il monastero Ganden Sumtseling.

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