lunedì 24 settembre 2012

La figura del monaco


[Cina]  Siamo arrivati alla collina dove si effettuano i funerali a cielo aperto non sapendo che da lì a poco avremmo assistito ad un rito. Restiamo a giusta distanza per non disturbare e perché comunque non ce la farei a vedere da vicino quello che sta per succedere.
 
Un monaco attorniato da una dozzina di parenti del defunto inizia a benedire la terra, mentre dal bagagliaio di una jeep tirano fuori il corpo avvolto in un telo bianco e lo appoggiano a terra. Poco lontano il tomden, un altro monaco che funge da cerimoniere,  si prepara indossando una tunica azzurra e infilando un largo sacco bianco di plastica grossa che lega alla vita. Si avvia, lentamente, verso il cadavere, con un coltello in mano e un’ascia sulle spalle. 

Il morto è nudo, a pancia in giù sull’erba, e mentre il cerimoniere affila il coltello con un sasso, gli avvoltoi affamati sono tenuti lontani dai parenti. Non ci sono donne, solo uomini, qualcuno dei partecipanti fa delle foto.

Il tomden inizia a tagliare il cadavere, tutto il corpo viene aperto e quando ha finito lo squartamento e l’asportazione degli organi, si fa da parte, lasciando che gli avvoltoi si avvicinino famelici. 

Mi prende un forte crampo allo stomaco vedendo il centinaio di enormi uccelli che si gettano su quel corpo, in dieci minuti non rimane più nulla, solo lo scheletro. Il cerimoniere allora si avvicina alla carcassa, si siede, e con la sua accetta inizia a sminuzzare le ossa sopra una pietra bianca mescolandole con della farina d’orzo, mentre i parenti continuano a tenere a bada gli avvoltoi. Impiegherà oltre un’ora a romperle tutte. Ancora una volta, quando si sposta da quello che rimane del morto, i grandi uccelli si avventano sui resti, alla fine arrivano anche dei cani. L’atto di generosità nei confronti della natura si è concluso. 

Il tomden è l’ultimo a lasciare la collina. Mentre scende con l’ascia sulle spalle non vedo in lui niente di selvaggio, sento invece la sua grande fede, capace di giustificare azioni così forti. Non riesco a togliere lo sguardo da lui e lo seguo mentre scende al torrente per lavarsi a lungo.

Abbandonati l’accetta e il coltello sul terreno si avvicina alle centinaia di bandierine colorate, si toglie la tunica protettiva e la lega tra le preghiere, pronta per il prossimo rito. Recita un ultimo mantra e poi si siede nel cerchio, tra i parenti che stanno consumando un pasto.

Questa notte non ho dormito bene, e non solo perché siamo a 4000 metri di altitudine.  

Quando il monaco si fa da parte,
gli avvoltoi si avvicinano famelici al corpo.
 
Alla fine della cerimonia il tomden si toglie
la tunica azzurra e la pone tra le file di preghiere.

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