giovedì 13 settembre 2012

Con lo sleeping bus attraverso il deserto del Taklamakan


NOTA: per tutto il periodo che saremo in Cina le foto verranno allegate dall’Italia con tempi diversi rispetto al testo. 

[Cina]  Potevamo andare direttamente da Kashgar a Turpan con un viaggio di 25 ore lambendo la parte nord del deserto. L’abbiamo invece attraversato, andando prima a Hotan, nella parte sud e prendendo poi un bus con cuccette che percorre la nuova Cross-Desert Highway, una strada di 500 km che attraversa le dune. 

E’ uno spettacolo passare ore e ore distesi sul comodo letto dell’autobus e ammirare dal finestrino il deserto mentre mulinelli di sabbia turbinano in lontananza come gialli geyser. Le tempeste di sabbia sono frequenti e l’unico modo per frenare le dune che si riversano sulla strada è quello di affiancarla con bassi reticolati di canne. Ma non è sufficiente, il nostro autobus ha superato a fatica alcuni tratti invasi dalla sabbia. Il deserto del Taklamakan, lungo 1200 km e largo 500, è uno dei deserti più grandi e più inospitali al mondo, il nome stesso in lingua locale significa “dove entri e non esci”.

Prima di affrontare il Taklamakan il bus ha fatto tappa in due autentici villaggi uiguri e noi ne abbiamo approfittato per girare il mercato lungo la via principale. Nelle bancarelle si vende di tutto, cibi immangiabili per noi: le uova sono scure e probabilmente il pulcino era già formato al momento della cottura, la carne è piena di mosche ed è stata esposta per tutto il giorno al sole. Cerchiamo nei piccoli negozi dei biscotti, ma ci sono solo caramelle, cibi liofilizzati, pezzi di carne e zampe di gallina sottovuoto. 

Arriviamo a Turpan nella mattinata di oggi, le ore di viaggio sono volate tra paesaggi da ammirare, letture e frequenti  pennichelle. Prenotiamo subito il treno che in 26 ore coprirà i 1400 km che ci separano da Lanzhou, ma le cuccette sono finite, ci sono solo posti a sedere. Un attimo di titubanza, perché sappiamo che in treno, seduti, non si dorme bene, ma la strada è tanta e se vogliamo essere in India i primi di ottobre bisogna andare avanti. Questa sarà la terza notte che passiamo in viaggio, senza lavarci e senza mai toglierci i vestiti. Il treno parte alle 20.30, abbiamo tutto il tempo per fare un’escursione intorno alla città.

Turpan è un’oasi posta 154 metri sotto il livello del mare, è la seconda depressione al mondo dopo quella del Mar Morto e una importante tappa lungo il tratto settentrionale della Via della Seta. La città è brutta, piena di palazzoni comunisti, ma nei dintorni ci sono diverse cose interessanti, come le strutture in terracotta per essiccare l’uva, ampiamente coltivata nella zona, e una moschea in stile afgano con un bel minareto del 1777.

Prima di andare al treno ci concediamo un pasto decente al “John’s Cafè”, un posto per turisti dove finalmente si può ordinare qualcosa leggendolo dal menù. Ne approfitto per sciacquarmi alla meno peggio in una fontana di fortuna. A tavola con noi c’erano altre due coppie di viaggiatori sulla sessantina, una neozelandese e l’altra spagnola. Riflettiamo insieme sul fatto che la Cina è una meta per viaggiatori maturi, è raro trovare tanti turisti giovani come succede negli altri paesi: “Ma ogni volta che si parte per un viaggio è come rinascere!”commentano scherzosamente gli spagnoli. 

Le dune del deserto del Taklamakan.
Turpan: la moschea in stile afgano, dal minareto si ha una vista sull'oasi.
Essiccatoio per l'uva nella valle di Turpan.

È una figata attraversare il deserto distesi sul letto dello sleeping bus.

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