giovedì 20 settembre 2012

I soli panda rimasti al mondo



[Cina]  I circa mille panda giganti rimasti al mondo sono distribuiti quasi interamente nel nord del Sichuan, regione cinese che confina con il Tibet e non molto lontana dai confini con la Birmania ed il Laos. Questo mammifero a rischio di estinzione, che vive ad altitudini elevate, è schivo e i suoi avvistamenti sono rari. Il panda fu scoperto dal mondo occidentale solo nel 1869, quando un missionario francese fece ritorno in occidente con una pelle di questo animale. Da allora gli scienziati hanno passato più di un secolo a discutere se i panda appartengano alla famiglia degli orsi, a quella dei procioni, oppure se costituiscano una famiglia a parte.

Il loro muso bianco e nero è stato reso celebre dal WWF che l’ha preso come simbolo. I panda rischiano l’estinzione prevalentemente per colpa dell’uomo che per anni li ha cacciati e per il disboscamento che ha ridotto le zone dove può vivere. Il governo cinese è corso ai ripari istituendo ben 11 riserve per i panda e ha tentato di ridurre la minaccia dei bracconieri condannando alla pena di morte i colpevoli e ricorrendo ad esecuzioni pubbliche.

Nella riserva di Chengdu vivono una quarantina di panda ed è facile osservarli, soprattutto la mattina quando escono dalla fitta vegetazione per mangiare. Sono davvero buffi, siedono come gli esseri umani e con le zampe anteriori portano alla bocca il cibo. Ne consumano una quantità enorme, circa 40 kg al giorno, costituito quasi interamente da bambù, di cui le foreste del Sichuan sono piene. Trascorrono dalle 10 alle 16 ore al giorno a mangiare questa pianta e per il resto del tempo dormono.  A volte si stendono con la pancia all’aria e sgranocchiano le canne di bambù guardando il cielo.

Ora il problema maggiore è costituito dal loro basso tasso di riproduzione, le femmine mettono al mondo in genere un cucciolo all’anno e solo uno su due sopravvive. Nella riserva di Chengdu per aumentare la probabilità di vita i piccolissimi cuccioli (che pesano circa 100 grammi e assomigliano tantissimo ai gattini appena nati) vengono messi nelle incubatrici come i neonati nelle nursery.

Nel tardo pomeriggio abbiamo fatto un giro nel centro della città, cominciando dal “Parco del Popolo”, un piccolo polmone verde pieno di case da tè, giardini fioriti, bonsai e laghetti, in pieno stile cinese. Ovunque ci sono persone che fanno tai-chi. Nell’enorme piazza, davanti alla gigantesca statua di Mao con il braccio alzato, si stagliano i moderni grattacieli pieni di insegne pubblicitarie e grandi video assordanti. Lungo i larghi marciapiedi sfilano sfarzosi negozi di moda con tutte le più importanti marche del mondo, praticamente vuoti, privilegio sicuramente di pochi ricchi.

Ma i “pochi” ricchi della Cina, come quelli dell’India, non sono da sottovalutare, mi ha spiegato una manager italiana incontrata in una casa da tè: “In Cina c’è grande differenza tra i ceti sociali, alla maggioranza povera si contrappone un 10% di persone molto ricco. In Italia il 10%  sarebbero 6 milioni di persone, mentre qui sono ben oltre i 100 milioni e hanno  tanti soldi da spendere. C’è ancora spazio per grossi affari in questo Paese.


I simpaticissimi panda mentre si abbuffano di bambù.
Dentro l'incubatrice l'ultimo panda nato,
è una femmina, ha otto giorni.
 
Durante la pausa dal lavoro, sui marciapiedi
si fa un po' di ginnastica.

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