giovedì 23 agosto 2012

In treno per Samarcanda


[Uzbekistan]  Nella nostra guest house c’erano diverse persone interessanti.
Un ragazzo giapponese molto simpatico sta viaggiando da cinque anni, due li ha passati in Australia, uno e mezzo nell’Asia del sud e poi in Europa. Dice che è arrivato per lui il momento di tornare a casa.
Poi c’erano due motociclisti tedeschi, uomo e donna, sono in giro da due anni, hanno spedito le loro moto via nave in Australia ed ora stanno tornando lentamente a casa. Hanno già percorso 65.000 km. Ci hanno detto che il loro non è un lungo viaggio, visto che hanno incontrato una coppia di motociclisti che sono in giro da 16 anni e un altro che non torna a casa da 14.
L’altra coppia era composta da due medici francesi appena laureati, sono in bicicletta, con tanto di tenda che usano quando non sono in città. Stanno raggiungendo il Vietnam e il Laos, prevedono di riuscirci in nove mesi.  
Per strada abbiamo incontrato anche un olandese che sta andando in India in autostop.
Ma stiamo parlando di viaggiatori o vagabondi?

Saliamo in treno nel pomeriggio e subito comincia il deserto, chilometri e chilometri dove c’è il nulla, affascinante per noi. Ai lati si vede un continuo mosaico di basse recinzioni rettangolari per frenare l’azione del vento che tenderebbe a ricoprire i binari di sabbia. Contempliamo il tramonto mentre ceniamo nel vagone ristorante, il cibo non è granché e gli uzbechi urlano, ubriachi di birra e vodka, ma l’atmosfera è proprio quella dei viaggi d’altri tempi… forse abbiamo bevuto troppa birra anche noi.

Dopo cena ci sistemiamo nelle nostre cuccette del vagone numero 8 pronti per la notte. Il treno è lunghissimo e mentre va avanti è forte il rumore sulle rotaie. Così, al buio, il movimento sotto di me potrebbe essere quello del cammello che sale e scende le dune del grande Kyzylkum desert. Nella notte mi sveglio più volte. Vorrei essere alla guida di questa carovana e vedere i binari scorrere velocemente, i fanali che illuminano sabbia dove tanti passi sono stati fatti per guadagnare una meta. 

 Sala d'attesa nel deserto

La cucina del vagone ristorante alimentata ovviamente a carbone

 Alba a Khiva: i gestori dell’hotel hanno dormito sul tetto avvolti 
in spesse coperte, sfruttando la forte escursione termica

 
Yujj Ide sta tornando a casa dopo cinque anni di viaggio

2 commenti:

  1. Mi raccomando tornate a casa non aspettate cinque anni!! Baci arianna

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  2. ...dai è ancora niente se pensi che Marco Polo è tornato dopo 17 anni...
    promesso torno prima
    Paola

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